Gragnano, Valle dei Mulini: “La Gori garantisca il deflusso vitale del Vernotico”

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La conferenza di servizi  svoltasi venerdi scorso presso presso l’ente d’ambito sarnese-vesuviano, ha espresso parere favorevole per mettere in esercizio la parte di rete fognaria relativa agli scarichi dei comuni di Lettere, Casola e Gragnano. Un piccolo passo in avanti verso il disinquinamento della Valle dei Mulini e del torrente Vernotico. Dopo aver alzato i riflettori sulla questione degli scarichi fognari, le associazioni ora alzano il tiro con un nuovo appello: “Oltre ad eliminare gli scarichi fognari, la Gori deve garantire un deflusso minimo d’acqua nel Vernotico”.

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Il paradosso incredibile consiste nel fatto che il deflusso minimo del Vernotico negli ultimi decenni è garantito proprio dagli scarichi fognari. La preziosa biodiversità del Vernotico -caratterizzata da avifauna, anfibi, insetti ed una grande varietà vegetale tipica dei Monti Lattari- riesce a sopravvivere grazie all’acqua piovana ma, nei periodi di secca, sono solo gli scarichi fognari a garantire il deflusso minimo vitale. Le sorgenti che alimentano il torrente Vernotico sono infatti totalmente captate, a monte, dai bottini di presa della Gori, che distribuisce la preziosa acqua gragnanese tra molti comuni del comprensorio, addirittura fino a Capri e Pompei. Le associazioni chiedono che la quota minima obbligatoria, prevista dalla legge, sia garantita per alimentare il deflusso del Vernotico anche nei periodi di secca, come previsto anche dal codice dell’ambiente (dlgs. n° 152 del 2006) che all’art 96 sancisce: “il provvedimento di concessione idrica è rilasciato se è garantito il minimo deflusso vitale e l’equilibrio del bilancio idrico”.

VALLE DEI MULINI SCARICO NUOVO 9 FEBBRAIO 2016
(foto del torrente in secca completa febbraio 2016)

«Si tratta comunque di un percorso ad ostacoli, perché, ad esempio, il giorno in cui la rete fognaria sarà completata, bisognerà comunque obbligare i proprietari di case sparse -molte abusive- ad allacciarsi alla fognatura e ove questo fosse impossibile, sarà necessario creare pozzi a tenuta con registri di prelievo dei liquami ad opera di ditte specializzate. Tutto questo è fondamentale per scongiurare l’inquinamento della falda acquifera, ma anche per qualsiasi ipotesi di sviluppo turistico dell’area -dichiarano Legambiente e il centro di cultura Alfonso Maria Di Nola, in una nota congiunta- ed in questo contesto, mentre siamo parzialmente soddisfatti del risultato ottenuto finora, ci adopereremo per convincere Gori a lasciare un minimo di acqua nel torrente per permetterne la sopravvivenza della biodiversità. Il patrimonio sia vegetale che animale, non può andare distrutto: l’acqua è la vita del torrente. Come abbiamo fatto finora ci batteremo in ogni sede, anche legale, per portare avanti le nostre istanze».
L’ accordo raggiunto nella conferenza di servizi, svoltasi venerdì scorso, sulla possibilità di utilizzare i tronchi fognari già realizzati, sia nei comuni di Casola, Lettere e Pimonte, che sulle due dorsali collinari di Gragnano, Valle dei Mulini compresa, è di portata storica perché avvia a soluzione in concreto il problema dell’inquinamento dei torrenti e il recupero alla balneabilità del litorale stabiese, ma la strada da percorrere in tal senso è ancora lunga e la cittadinanza non deve abbassare il livello di attenzione.

 

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