Il ras Lo Russo si pente, rivelazioni shock per una Napoli abbandonata

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Carlo Lo Russo e Walter Mallo (1)
Carlo Lo Russo e il baby boss Walter Mallo

Rivelazioni shock del ras pentito Carlo Lo Russo: il baby boss Walter Mallo per suo ordine doveva essere ucciso dal killer Luigi Cutarelli con un numero spropositato di copi di postola al viso poi decapitato e la testa posta in un water da abbandonare al centro del Rione Don Guanella come monito per chiunque volesse ribellarsi allo strapotere dei Lo Russo.

Parole agghiaccianti che rimarcano con cruda realtà la violenza e la determinazione di Carlo Lo Russo, ex pezzo da novanta della mala di Miano e attualmente passato tra le fila dei collaboratori di Giustizia.

A condannare a morte il giovane Walter Mallo una “stesa” plateale messa in essere a Miano nei pressi del bar Mexico, ovvero in piena roccaforte del clan Lo Russo. Il collaboratore di giustizia Carlo Lo Russo senza mezzi termini fa capire ai giudici di aver per cosi dire “salvato la vita” a Walter Mallo arrestandolo prima che i suoi killer lo raggiungessero.

Nel sistema ogni condanna a morte va eseguita pena l’eliminazione stessa dei sicari designati all’inumano incarico. Radio mala parlerebbe di Walter Mallo come di un individuo spietato, arrivista e scaltro che aveva preso di mira le piazze di spaccio non solo dei Lo Russo ma anche degli alleati Licciardi. Da quanto emerso nei verbali processuali viene fuori un quadro degno della storica fiction “L’ombra nera del Vesuvio”: clan spietati, economicamente potenti e con un esercito di affiliati pronti a seminare morte in città pur di accaparrarsi  il monopolio degli affari illeciti sul territorio.

Tergiverserebbe invece la gola profonda della camorra Carlo Lo Russo in relazione all’identità dei cosiddetti colletti bianchi del crimine organizzato: politici corrotti, imprenditori collusi e massoni  non sarebbero ad oggi menzionati dal neo pentito.

Solo Pasquale Scotti (ex capo della NCO di Raffaele Cutolo) avrebbe fatto intendere di voler svelare ai giudici i rapporti tra Stato e Brigate Rosse con tanto di connivenze eccellenti con poteri paralleli quali proprio la massoneria. Se tale volontà si concretizzasse Scotti darebbe il via ad un vero e proprio terremoto giudiziario che colpirebbe insospettabili professionisti della Napoli bene e non solo.

Intanto in città  si continua a sparare, a morire poco più che adolescenti in nome di una logica camorristica che lo Stato ad oggi non è riuscito ad estirpare. Lo ribadiremo sempre: senza adeguata scolarizzazione, occupazione e sana aggregazione sociale, la guerra con la camorra è persa in partenza ma, inspiegabilmente, chi governa a livello centrale e locale questi luoghi sembra ignorare tale incontestabile realtà narrando nei vari comizi di altra realtà urbana, certo non di Napoli.

Alfonso Maria Liguori

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Pubblicista, con formazione scolastica classica e frequenza universitaria presso l'Ateneo Federico II di Napoli (corso di Laurea in Filosofia). Dal 2003 "Aml" è nato, giornalisticamente parlando, con il settimanale diocesano della Curia di Napoli "Nuova Stagione". Successivamente collabora con Cronache di Napoli, con Metropolis, con Napoli Più, svolgendo nel contempo attività di pubbliche relazioni e portavoce di politici. Impegnato nel sociale nel 2003 ha preso parte ad un progetto sociale per il recupero di minori a rischio promosso dall'associazione onlus "Figli in Famiglia" in collaborazione con il Tribunale per i Minori di Napoli. Ha curato eventi di solidarietà per associazioni onlus in favore di noti ospedali partenopei in collaborazione con l'Ubi Banca Popolare di Ancora. Ha diretto la trasmissione televisiva "Riflettori su Ercolano" (a sfondo sociale) per Tele Torre. Profondo conoscitore della strada e dei complessi meccanismi sociali che caratterizzano le problematiche di Napoli e della sua provincia, da anni collabora attivamente con il Gazzettino vesuviano.