Social, mail, droga, racket e omicidi: ecco la mafia globale 2.0

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Era il 2014 quando la guardia di finanza scoprì l’esistenza dell’ennesimo gruppo di narcotrafficanti che importava cocaina dal Sudamerica. Ma nel corso dell’indagine emersero delle particolarità. Per comunicare tra loro i narcos utilizzavano un linguaggio cifrato, lasciando messaggi su un’unica casella di posta elettronica di cui tutti avevano le chiavi d’accesso: le mail non venivano inviate ma salvate semplicemente in “bozze”. Qualche anno prima un boss della ‘ndrangheta, trasferito dal carcere a una clinica privata, aveva ripreso in mano le redini del clan trasmettendo gli ordini su “Facebook”. Tra il 2010 e il 2015 numerose inchieste hanno portato alla luce come la vendita di droga passi per i social network.

Sono solo alcuni esempi di globalizzazione della criminalità organizzata, la mafia 2.0 che sfrutta le potenzialità del web e accresce il volume dei traffici illegali, dia antimafiaallontanandosi dai territori d’origine per affari: sempre più numerosi i collegamenti con il resto del mondo. “Le mire espansionistiche delle mafie ricadono non tanto sui territori, – ha scritto la Dia – quanto sui mercati o su nuovi settori economici, la cui estensione è per definizione trasversale e la cui complessità richiede l’integrazione di competenze diversificate, in grado anche di operare sul web, che a livello globale offre infinite opportunità criminali”.

La mafia siciliana risulterebbe essere globale anche a casa propria, ricorrendo a stranieri e ad extracomunitari la gestione di traffici minori come la prostituzione. Resta fortissima l’influenza del superlatitante Mattia Messina Denaro: al momento sono in corso ulteriori indagini sulla cerchia familiare e sui suoi conti. In Svizzera, infatti, le autorità stanno rintracciando capitali e appuntando eventuali trasferimenti di denaro al boss di Castelvetrano. Fuori regione cosa nostra ha infiltrato il tessuto imprenditoriale lombardo, mentre nel Lazio ha puntato all’approvvigionamento dei mercati ortofrutticoli e al relativo trasporto di prodotti.

Occhi puntati sulla Sardegna dove già numerose ditte catanesi hanno ricevuto lo stop della Prefettura: erano coinvolte nei lavori di adeguamento della strada Sassari-Olbia. All’estero, in Europa, Stati Uniti e Canada la mafia palermomafia è inserita direttamente nelle logiche di mercato ed è “famosa” per gli enormi capitali che è in grado di investire in un affare. In Germania, ad esempio, cosa nostra ha acquisito ristoranti e pizzerie allo scopo di riciclare denaro sporco e “coprire” altri traffici. Forte la presenza di mafiosi negli Stati Uniti e in Canada dove sarebbe partita una “collaborazione” con gli “Hells Angels”, una banda di motociclisti che aiuterebbe cosa nostra a spacciare droga nei pressi di Montréal.

“Se la ‘ndrangheta dovesse depositare un bilancio consolidato, – ha spiegato l’Antimafia – è praticamente certo che i risultati economici del ‘gruppo’ dipenderebbero in larga parte dai proventi derivanti dalle attività fuori Regione. (…) Il ‘mercato interno’ calabrese appare in qualche modo ‘asfissiato’ e comunque ancorato a logiche e ritualità mafiose (pratiche medioevali, matrimoni forzati delle cosiddette ‘spose bambine’, ndr) che se da un lato tarpano la Calabria nei processi di sviluppo imprenditoriale ed industriale, dall’altro consentono alle cosche di mantenere una forza identità, vero volano verso l’esterno”.

Dove, appunto, l’organizzazione criminale opera alla stregua di una holding, indiscutibilmente riconosciuta come “uno dei principali player internazionali del narcotraffico”. Le ‘ndrine “utilizzano” quindi Paesi come gli Emirati Arabi Uniti per evitare estradizioni, dove l’associazione a delinquere non costituisce reato, e il Libano per il suo “segreto bancario”, considerato tra i più inviolabili del mondo. In tutta Europa, invece, la ‘ndrangheta ha replicato le strutture gerarchiche calabresi mentre è forte l’influenza negli Stati Uniti, a New York e in Florida e in Canada ad Ottawa.

camorra napoliIn Campania il quadro della camorra è particolarmente complesso ed instabile. Sono nate nuove aggregazioni di derivazione mafiosa e dalla camorra storica, implosa, si è passati a camorre, gruppi gestiti da giovani quanto feroci discendenti senza figure apicali di riferimento. Questo accade soprattutto a Napoli nelle zone di Sanità, Quartieri Spagnoli, Forcella, Ponticelli, Barra, Fuorigrotta, Soccavo e Pianura. A Caserta il clan dei Casalesi ha mutuato il modello mafioso siciliano con strutture gerarchicamente organizzate in grado di “intessere relazioni – ha scritto la Dia – con esponenti dell’imprenditoria e della politica, influenzandone le scelte attraverso un sempre più marcato ricorso alla corruzione”. Fuori regione i riferimenti della camorra sono imprenditori ben inseriti nel tessuto economico e che lavorano per più cosche: è il caso della Lombardia, dell’Emilia Romagna, della Toscana.

All’estero si punta soprattutto al riciclaggio nella ristorazione, nel turismo, nelle scommesse online, nel narcotraffico, nelle merci contraffatte, nel contrabbando di Tabacchi Lavorati Esteri (Tle), nel traffico di veicoli rubati. La camorra è finita recentemente, su direttiva del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, nella black list delle associazioni di criminalità organizzata più pericolose. L’Fbi segnala che la criminalità può contare sulla presenza di circa duecento affiliati, molti dei quali migrati durante le guerre di camorra.

Il fattore comune sembrerebbe essere proprio quello di asfissiare, soffocare i territori d’origine come trampolino di lancio verso il mondo. Gli uomini della Dia hanno messo in guardia: “Si tratta di una modalità di azione non necessariamente violenta e che spesso confina verso la corruzione. (…) Se sul piano nazionale un processo di sensibilizzazione è stato sicuramente avviato, sul piano internazionale la pericolosità del ‘metodo mafioso’, specie se applicato alle pratiche corruttive, potrebbe non essere ancora pienamente compresa”.

La controffensiva delle autorità non si farà attendere puntando l’attenzione sull’aggressione ai patrimoni e alle disponibilità finanziarie delle mafie (dal 2015 le confische di beni sono attuabili in tutti i Paesi dell’Unione Europea), sulle nuove competenze informatiche. “Non può che auspicarsi – ha concluso l’Antimafia – l’istituzione di una Procura europea, segnalata in più sedi istituzionali, con la figura di un pubblico ministero plasmata sul modello italiano”.

Francesco Ferrigno