Finalità sociali ed un canile tra boschi e baracche della camorra dei Lattari

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terreni-confiscati-di-martino-3È il novembre del 2012 ed è necessario verificare lo “stato di consistenza e di utilizzazione dei cespiti”. Per farlo in via Quisisana a Castellammare di Stabia si recano gli uomini dell’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla Criminalità Organizzata (Anbsc), della Prefettura, della Provincia del commissariato di Ps e del corpo forestale dello stato. Sui terreni e negli immobili confiscati al boss non c’è nessuno, o quasi. In una struttura adibita a stalla si trovano tre suini adulti per i quali è richiesto l’intervento dei veterinari dell’Asl. Le proprietà sono percorse da una strada che serve anche i fondi confinanti e c’è un corpo di fabbrica di recente costruzione. In definitiva va tutto bene a parte alcune criticità ipotecarie che possono essere superate: ora tocca al Comune di Castellammare esprimere il proprio interesse e individuare le finalità sociali a cui destinare il bene. L’Ente di Palazzo Farnese, governato a quel tempo dal commissario prefettizio Rosanna Bonadies dopo la caduta dell’amministrazione del sindaco Luigi Bobbio, predispone gli atti.

Passano altri quattro anni prima che il Consorzio Sole, a cui è affidata la gestione operativa della procedura, faccia partire l’avviso pubblico che scadrà il 30 novembre 2016. A sette anni dalla confisca definitiva, terreni e strutture che erano del boss della camorra dei monti Lattari Leonardo Di Martino alias “’o lione” verranno riutilizzati per la realizzazione di un canile e di progetti con finalità sociali.

Il capoclan Leonardo è attualmente detenuto, sua moglie Annamaria Molinari è latitante dal luglio scorso, il terreni-confiscati-di-martino-2figlio Antonio si è consegnato alle forze dell’ordine a febbraio dopo essere stato braccato per alcuni mesi in quanto accusato di aver trasportato quasi cinquanta chili di marijuana sull’autostrada A16 insieme ad alcuni complici. Tutti i vertici della cosca sono rimasti coinvolti nell’operazione “Golden Gol” del 2010 quando carabinieri e Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Napoli scoprirono alcune piantagioni di cannabis a loro riconducibili nonché il patto d’acciaio stretto con il clan camorristico dei D’Alessandro di Castellammare di Stabia. La roccaforte dei Di Martino si trova in una località tra Gragnano e Pimonte mentre a Castellammare, alle pendici del monte Faito, dimorano alcuni familiari di Leonardo, in particolare Vincenzo Di Martino, indicato negli atti del Comune e dell’Anbsc come l’effettivo intestatario delle aree confiscate. Nell’aprile del 2011 nel corso di un’altra attività contro il clan non lontano dal Faito ma sul territorio di Gragnano, due familiari di Leonardo vennero denunciati dai carabinieri per abusivismo edilizio. In quel caso i militari apposero i sigilli a dieci costruzioni, tra baracche e stalle, realizzate senza autorizzazione. I manufatti ospitavano tre suini, senza identificazione né marche auricolari per accertarne la provenienza, cinque galline, senza autorizzazione di allevamento avicolo, quattro cani, senza registrazione all’anagrafe canina regionale, e un mulo senza identificazione.

terreni-confiscati-di-martino-1Le zone interessate dall’avviso pubblico del Consorzio Sole si trovano invece in località “San Cataldo” in via Quisisana a Castellammare e corrispondono a nove ettari di terreni. La confisca è divenuta irrevocabile il 20 gennaio 2011 con un’ordinanza della Suprema Corte di Cassazione, anticipata dal decreto numero 374/2004 del 18 luglio 2007 del Tribunale di Napoli e dal decreto numero 120/2009 del 7 luglio 2009 della Corte d’Appello del capoluogo partenopeo. Dopo la confisca definitiva i beni sono stati devoluti all’Erario dello Stato e gestiti dall’Anbsc. Una volta effettuate analisi con strumentazione Gps e nuovi sopralluoghi, anche il corpo forestale dello stato ha dato il via libera, riscontrando la presenza di “alcune strutture adibite a ricovero animali”, in stato di abbandono, ad eccezione “di una porcilaia in cui erano presenti tre suini”. Lo Stato si riapproprierà di un bene della camorra una volta espletato l’avviso pubblico pubblicato dal Consorzio “Sviluppo Occupazione Legalità Economica (Sole) – Cammini di Legalità”.

Il tema dei beni confiscati alla camorra è particolarmente sentito nell’area stabiese dove sono ubicate numerose strutture interessate da anni da procedimenti di tribunali e Anbsc. Sulla questione nei giorni scorsi il presidio stabiese di “Libera” ha organizzato anche un convegno che si è tenuto nel centro antico di Castellammare, nella palazzina dell’Asharam Santa Caterina, un bene confiscato al clan D’Alessandro, attualmente gestito da “La Casa della Pace e della Nonviolenza” e riutilizzato a scopo sociale come centro di accoglienza migranti e non solo.

FraFree