Il Sarno non può accogliere la vita: ecco l’area stabiese nel dossier Legambiente

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goletta-del-fiume-sarno_30963798420_oLe analisi delle acque alla foce del Sarno a Castellammare di Stabia hanno dato come risultato “scarso”, come nel 2015, incidendo negativamente sulla ricchezza paesaggistica e sulla biodiversità. Di peggio c’è solo “cattivo”, rilevato nella zona di Pompei. Il dettaglio emerge dal dossier di Legambiente Campania diffuso nelle scorse ore a seguito della campagna denominata “Goletta del Fiume Sarno 2016”. Si tratta della terza edizione dell’iniziativa che consegna ancora una volta un quadro allarmante per il bacino del Sarno in termini di inquinamento delle acque, contaminazione dei suoli, abusivismo, consumo di suolo.

Il monitoraggio chimico-fisico è stato effettuato utilizzando l’indice Limeco, introdotta dal D. M. 260/2010 per la determinazione dello stato ecologico dei corsi d’acqua. Per ciascun corpo idrico è calcolato un punteggio che si basa sul confronto tra la concentrazione osservata ed i valori-soglia indicati dalla normativa.

L’area stabiese entra nel rapporto di Legambiente con il torrente Vernotico che svolge la funzione di raccolta delle acque reflue dei Comuni, tra cui Gragnano e Castellammare, riversandone una parte direttamente nel golfo di Napoli. Il tutto, in attesa del completamento del collettore che porterà le acque al depuratore, già parzialmente attivo. Qualche tempo fa fecero il giro del mondo le immagini delle acque colorate di blu, di verde e poi di rosso che raggiunsero il mare. Sugli scarichi inquinanti è in atto anche un’inchiesta della Procura della Repubblica di Torre Annunziata portata avanti dai militari della capitaneria di porto di Castellammare.

“A differenza dei fiumi, – si legge nel dossier – i torrenti hanno per propria natura un carattere stagionale. goletta-sarno-stabia-1Vuol dire che la presenza di acque nei torrenti è collegata alle precipitazioni meteoriche. Oggi purtroppo, e ormai da molti anni, il torrente Vernotico inizia nel Parco dei Monti Lattari (la cosiddetta ‘Valle dei Mulini’ di Gragnano, ndr) e convoglia a valle non solo le acque piovane ma soprattutto gli scarichi urbani, trasformandolo di fatto in sistema di collettamento dei reflui, in alcuni tratti più simili a condotti fognari che a parti della rete di deflusso naturale delle acque”.

Legambiente ha quindi confermato una situazione negativa per il torrente un tempo fonte di energia per i mulini della Valle e poi costretto tra cemento e palazzi dove convoglia reflui urbani. Tra i parametri che hanno superato i limiti da segnalare l’ammoniaca, l’azoto, il fosforo e il Cod. Quest’ultimo, il Chemical Oxygen Demand, è utilizzato per la stima del contenuto organico e quindi del potenziale livello di inquinamento delle acque naturali e di scarico. Un Cod molto alto indica una riduzione dell’ossigeno nelle acque: il fiume Sarno è perciò incapace di sostenere forme di vita.

Francesco Ferrigno

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