Edenlandia sì, Edenlandia no: tutti gli aspetti della grottesca vicenda

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Edenlandia sì, Edenlandia no, Edenlandia forse: continua la vergognosa farsa che nel tempo ha portato alla chiusura di un parco giochi attiguo allo zoo e legato alla storia moderna di Napoli. I sogni, i sorrisi e la spensieratezza di intere generazioni hanno trovato per decenni oasi felice nella mega struttura un tempo orgoglio partenopeo. Dopo una parziale riapertura per il periodo natalizio della struttura ancora un sequestro da parte della municipale per mancanza di agibilità. Tutta una farsa: una vicenda che ha del grottesco evidenziando ancora una volta come la tutela dei lavoratori e la trasparenza operativa restino ad oggi chimere.

Ma facciamo un passo indietro: per chi ha buona memoria un noto imprenditore aveva palesato pubblicamente la volontà di rivoluzionare lo stadio di calcio “San Paolo” estendendo tali lavori di bonifica proprio all’area in questione che si trova a poca distanza dal plesso sportivo. Centri commerciali, servizi e attività ristorative di grido per potenziare l’economica dei luoghi. Un dialogo sempre infelice con l’amministrazione comunale e con buona parte della politica rese impossibile la realizzazione di quella che sulla carta appariva quale grossa opportunità occupazionale e rilancio produttivo della città. A certi livelli a comandare non è il buon senso ma gli interessi e le cordate di volta in volta al potere: in mezzo i lavoratori ordinari sempre sotto il giogo di imprenditori pronti a lasciare senza impiego centinaia di famiglie al minimo calo di profitto.

Una tarantella che dura da sempre (definirla valzer sarebbe stato troppo fine e poco adatto alla circostanza) rimarcando vergognosamente la linea di confine tra chi a Napoli può e non può, tra chi ha ed avrà sempre di più e chi per l’intera esistenza se vuole campare dovrà sempre dire “signor sì”. Come credere alla buona fede di certi imprenditori e cattivi politici quando pochi giorni addietro comparivano nella vicina Bagnoli manifestini riportanti una denuncia contro il lassismo delle istituzioni e delle forze dell’ordine in merito ai controlli di alcune grosse attività commerciali sul territorio.

Tutto pubblico, tutto reale, eppure paradossalmente senza alcuna conseguenza concreta. In sintesi: si decidessero i signori che comandano realmente, massoni e politici, sul futuro della città, di una capitale del Mediterraneo che avrebbe meritato ben altro rispetto da parte di chi ha avuto ed ha l’onore di rappresentarla ad ogni livello.

Alfonso Maria Liguori

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Pubblicista, con formazione scolastica classica e frequenza universitaria presso l'Ateneo Federico II di Napoli (corso di Laurea in Filosofia). Dal 2003 "Aml" è nato, giornalisticamente parlando, con il settimanale diocesano della Curia di Napoli "Nuova Stagione". Successivamente collabora con Cronache di Napoli, con Metropolis, con Napoli Più, svolgendo nel contempo attività di pubbliche relazioni e portavoce di politici. Impegnato nel sociale nel 2003 ha preso parte ad un progetto sociale per il recupero di minori a rischio promosso dall'associazione onlus "Figli in Famiglia" in collaborazione con il Tribunale per i Minori di Napoli. Ha curato eventi di solidarietà per associazioni onlus in favore di noti ospedali partenopei in collaborazione con l'Ubi Banca Popolare di Ancora. Ha diretto la trasmissione televisiva "Riflettori su Ercolano" (a sfondo sociale) per Tele Torre. Profondo conoscitore della strada e dei complessi meccanismi sociali che caratterizzano le problematiche di Napoli e della sua provincia, da anni collabora attivamente con il Gazzettino vesuviano.