L’Europa celebra la Giornata della Memoria

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Lapide esposta nel Sacrario ai caduti di Marzabotto, Bologna

Oggi, 27 gennaio, si celebra in tutto il mondo la Giornata della Memoria per ricordare le vittime del nazi-fascismo: uomini, donne, bambini ebrei ma non solo, anche rom, omosessuali e oppositori politici.

Fu scelta proprio la data del 27 gennaio perché in tale giorno nel 1945, le truppe dell’Armata Rossa riuscirono ad entrare nel campo di concentramento di Auschwitz in Polonia e salvarono i pochi sopravvissuti. Le truppe liberatrici, entrando nel campo di Auschwitz-Birkenau, scoprirono e svelarono al mondo intero il più atroce orrore della storia dell’umanità: la Shoah. Dalla fine degli anni ’30 al 1945 in Europa furono deportati e uccisi circa sei milioni di ebrei.

La legge 211 del 2000 ha istituito la Giornata della Memoria dove, nel primo articolo si riconosce la data simbolica del 27 gennaio di ogni anno come momento per non ricordare le vittime dell’olocausto. Oggi è il 17esimo appuntamento, riconosciuto anche dalle istituzioni, in cui si ricorda la fine della Shoah. In tutta Italia e in molti paesi europei vengono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti affinché nessuno dimentichi, chi non conosce possa sapere e ricordare anche’egli.

Giornata della Memoria perché. Perché dopo la Seconda Guerra Mondiale emerse la voglia di dimenticare, nella speranza che non parlare di quanto accaduto potesse sparire dalla mente di chi aveva vissuto la Shoah e di chi aveva qualcuno da piangere. Parlare delle deportazioni era quasi un tabù e continuava a ferire non solo il fatto in sé quanto la presa di coscienza che l’uomo era stato in grado di recare tanto e tanto male. Molti dei sopravvissuti sono morti negli anni portando con sé un peso che ha segnato la loro vita e la convinzione che a nessuno importasse cosa fosse loro successo. In pochi hanno raccontato la verità e sono stati costretti a rivivere quanto subito, facendo i conti con una dignità persa e forse mai ritrovata.

Come recita il disposto legislativo italiano, è nostro compito prendere in carico anche il difficile della storia e “conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere”

Ci sono tanti modi per negare la dignità: nel credere che la residenza in un Paese piuttosto che in altro renda il primo migliore del secondo, nell’arrogarsi il diritto di bombardare città intere per colpirne gli esponenti politici, nel portare avanti una deviata interpretazione del credo e in nome di esso sacrificare innocenti, nel ridere delle vittime di eventi di forza maggiore, nel barbone sporco e scuro a cui non ci si avvicina, nella violenza sulle donne, nei gay a cui non è consentito amare come chiunque, nel tifo sportivo malato, nello sfruttamento sul lavoro, nel bullismo, nell’insulto facile sui social, nello sbeffeggiare il grasso, magro, alto, basso, nero, giallo, povero, ricco.

Anna Di Nola

 

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