A Saviano in scena “Ditegli sempre di sì” di Eduardo De Filippo

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È l’ennesima opera portata in scena, nell’ambito della Rassegna Festival Città di Saviano XIII edizione. In platea, come avviene di solito, la presenza di autorità amministrative: il vicesindaco di Casamarciano, Francesco Buono, il sindaco di Saviano, Carmine Sommese e altre autorità comunali. Sul palcoscenico savianese, la compagnia teatrale Pro-loco Casamarciano in “Ditegli sempre di si” di Eduardo De Filippo” per la regia di Giovanni Cavaccini.

Consenso di pubblico e di critica per la serata per apprezzare una storia scenica improntata alla pazzia, la follia umana quale condizione psichica, mancanza di adattamento e comportamento. Una follia strana e anomala fatta di allucinazioni, e di parole fatte senza raggiri ma dirette e significanti e perfettamente funzionanti se nei binari giusti: in fondo basta usare la parola giusta! Allusive e di grande impatto le scenografie di Carmine Ciccone: un ambiente, un appartamento di una certa eleganza: al centro risalta un grande balcone e sullo sfondo il panorama di Napoli; contrariamente al tradizionale cielo azzurro, lo scenografo a voluto rappresentare un cielo rannuvolato, di un marcato colore tipico di quando la volta celeste  minaccia un imminente acquazzone. È un modo come un altro per rappresentare la follia umana; argomento principale di quanto portato in scena seppur in un contesto di ironia e comicità.

“Ditegli sempre di sì” è una commedia   datata 1927; è contenuta nella raccolta intitolata Cantata dei giorni pari. La commedia fu scritta da Eduardo per Vincenzo Scarpetta che la portò sul palcoscenico nel 1928.

La trama di quanto rappresentato dalla compagnia, in sintesi: Michele, appena uscito dal manicomio, torna a casa, dopo un anno, dove lo attende la sorella Teresa, che è la sola a conoscere i suoi trascorsi di mancanza di equilibrio; quest’ultima ha celato la patologia del fratello sperando in un ipotetica e imperfetta guarigione. Michele sembra a tutti gli effetti riacquistare la salute mentale, ma prende alla lettera tutto quello che percepisce; ripete più volte convulsamente quanto gli viene riferito e in alcuni momenti  è preda di allucinazioni vedendo apparenti mazzetti di soldi annodati con un nastro di color rosso. In tal modo, ci sono tutte le condizioni, che puntualmente si avverano, e raggiungono la loro piena intensità in un gioco di equivoci. Uno di questi è che il protagonista della storia credendo che sua sorella voglia sposare Don Giovanni Altamura, suo padrone di casa interpretato da Addeo Gennaro, ne parla alla figlia Evelina. All’apertura di sipario nel secondo atto sono stati inseriti degli elementi nuovi di completamento: alcune note musicali ad opera di Tommaso Castaldo accompagnato dalla sua chitarra e alcune canzoni ad opera di Francesca Manzi che è, in scena, il personaggio Evelina. Al pranzo di compleanno, in una casa tipo villeggiatura, dell’amico di famiglia Vincenzo Gallucci interpretato dallo stesso regista- attore, Giovanni Cavaccini, continua la serie e un altro equivoco viene originato da Michele che, in precedenza aveva inviato, un telegramma al fratello di Vincenzo per annunciare la morte. Altro eclatante equivoco è il creder da parte di un personaggio, di aver un grossa somma di danaro a disposizione dato che l’avrebbe vinta un suo compagno di vita. È il paradosso assoluto il vedersi recapitare presso la propria abitazione una corona di omaggio al defunto, che invece è vivo e gode ottima salute, nel giorno del proprio compleanno! Un telegramma di equivoco che servirà a far ritrovare comunque la pace dei due fratelli che precedentemente erano in un regime di, manifesta, irreversibile, ostilità.

Nel finale, la pazzia di Michele torna a farsi più manifesta e marcatamente senza ombra di dubbio; entra in scena con una carriola da giardinaggio armato di una falce e per di più in abbigliamento poco consono. In sintesi diffonde la falsa voce che il giovane Luigi Strada,  interpretato da Vincenzo De Stefano, il pretendente della figlia di don Giovanni, è pazzo, e quindi cerca di tagliare la testa al giovane. Nella sua follia il gesto sembra, ed è un paradosso, qualcosa di altruistico: una volta localizzato il male è proprio in tal posto che bisogna intervenire; per Michele Murri il personaggio folle interpretato da Gennaro Basile, non esistono vie di mezzo! Michele viene per buona sorte, fermato in tempo dalla sopraggiunta sorella, ruolo affidato a Marianna Manzi e riportato a casa per procedere, in seguito, urgentemente, alle cure del caso.

Antonio Romano