Si spara ancora nel rione “Sanità” di Napoli: ferito 25enne pregiudicato

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Si spara ancora nel rione “Sanità” di Napoli. Poco prima delle 17 e 30 di ieri è stato raggiunto da alcuni colpi d’arma da fuoco in via San Severo il 25enne Alessandro Pinto. La vittima è stata trasportata prima all’ospedale “San Gennaro” e poi trasferita al “Cardarelli”.

Le condizioni di Pinto non sarebbero gravi: pare infatti che i proiettili non abbiano leso organi vitali. Numerosi precedenti a carico di Pinto per lesioni, rapina e spaccio di stupefacenti. La polizia in queste ore sta ricostruendo l’esatta dinamica del raid per stabilire se si sia trattato di un episodio legato ad un diverbio avuto dal 25enne o ad un attentato di stampo camorristico ordito da qualche clan della zona.

Una cosa è certa: non sono bastate le manifestazioni di protesta, le fiaccolate e le promesse delle istituzioni per fare tacere le pistole nel cuore storico di Napoli. Il problema è enormemente più complesso: si tratta di combattere la sub cultura camorristica alla radice strappando alla strada giovanissimi provenienti da realtà a rischio del territorio.

Qui occorre fare una precisazione: quando parliamo di zone a rischio ci riferiamo a quartieri dove per transitare se non sei del posto vieni bloccato dalle vedette che ti chiedono esplicitamente chi cerchi, dove il boss svolge abusivamente funzioni di sindaco, collocatore per i giovani disoccupati e banca erogatrice di prestiti per chi non ha credenziali sufficienti per recarsi in un istituto di credito legale.

Altro che questione marginale: le istituzioni devono combattere un falso stato capace di convincere la povera gente a seguirlo evidenziando come quello vero non si sia mai occupato di loro, non abbia mai offerto possibilità di lavoro o studio ai loro figli e soprattutto abbia sempre guardato con disprezzo chi vive in certi ghetti di cemento.

A completare il quadro i continui arresti per corruzione e collusione con mafia, camorra e ndrangheta di insospettabili politici, amministratori, imprenditori e funzionari dello Stato. Una sorta di “si salvi chi può” in cui l’ignoranza e la prevaricazione violenta giocano un ruolo fondamentale.

Questa la verità, questa la reale condizione in cui agonizza buona parte di Napoli nell’attesa di non si sa bene quale intervento risolutore dall’alto. Della serie: per troppi giovani partenopei ancora oggi, purtroppo, se non “appartieni” a chi comanda (politicamente, camorristicamente o imprenditorialmente) non sei nessuno e la meritocrazia resta solo una chimera.

Alfonso Maria Liguori

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Pubblicista, con formazione scolastica classica e frequenza universitaria presso l'Ateneo Federico II di Napoli (corso di Laurea in Filosofia). Dal 2003 "Aml" è nato, giornalisticamente parlando, con il settimanale diocesano della Curia di Napoli "Nuova Stagione". Successivamente collabora con Cronache di Napoli, con Metropolis, con Napoli Più, svolgendo nel contempo attività di pubbliche relazioni e portavoce di politici. Impegnato nel sociale nel 2003 ha preso parte ad un progetto sociale per il recupero di minori a rischio promosso dall'associazione onlus "Figli in Famiglia" in collaborazione con il Tribunale per i Minori di Napoli. Ha curato eventi di solidarietà per associazioni onlus in favore di noti ospedali partenopei in collaborazione con l'Ubi Banca Popolare di Ancora. Ha diretto la trasmissione televisiva "Riflettori su Ercolano" (a sfondo sociale) per Tele Torre. Profondo conoscitore della strada e dei complessi meccanismi sociali che caratterizzano le problematiche di Napoli e della sua provincia, da anni collabora attivamente con il Gazzettino vesuviano.