Castellammare, stop definitivo alla “Global Service”. Ma l’appalto è stato aggiudicato

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Era stato presentato in pompa magna dalla precedente amministrazione comunale, approvato e mandato alla Stazione Unica Appaltante (Sua) per l’espletamento delle relative procedure di gara; la nuova amministrazione, però, subito dopo le elezioni, aveva già annunciato l’intenzione di fermare le operazioni.

Peccato che nessuno ha avvertito per tempo la Sua: la gara è stata addirittura espletata ed aggiudicata in maniera provvisoria.

Ma il Comune di Castellammare di Stabia non ha i fondi necessari per coprire l’appalto. La copertura finanziaria è venuta a mancare e non ce n’è traccia nel bilancio di previsione 2017/2019.

Non resta altro da fare che bloccare tutto, comunicarlo alla Sua prima del termine delle operazioni di gara e accantonare, forse definitivamente, la “Gestione Integrata del Patrimonio Urbano” della città di Castellammare, ovvero la cosiddetta “Global Service” pensata anche per dare una risposta ai tanti lavoratori in difficoltà dopo varie battaglie politiche e sociali. 

E’ una storia fatta di strana burocrazia, un appalto milionario e una comunicazione tra Enti molto poco efficace quella che emerge dalla lettura della determinazione numero 6 del 2 febbraio 2017 (consultabile qui: gestione patrimonio) a firma del dirigente del settore Lavori pubblici del Comune di Castellammare, l’architetto Francesco Saverio Cannavale.

Il progetto “Gipu” è stato approvato con una determina dirigenziale il 2 ottobre 2015 dall’amministrazionenicola cuomo; consiglio comunale castellammare di stabia ; comunale dell’allora sindaco del Pd Nicola Cuomo, che di lì a pochi giorni sarebbe decaduta. Il progetto prevedeva “il passaggio dalla logica dell’emergenza (piccoli interventi manutentivi con moltissimi contratti di appalto) alla gestione programmata e razionalizzata della manutenzione da parte di un unico soggetto”.

Le manutenzioni previste, per tre anni, riguardavano il settore edile, delle strade, degli impianti e della pulizia e igiene ambientale. Il costo complessivo per la gara pluriennale era di poco meno di cinque milioni di euro.

Nel contratto da stipulare tra Comune e ditta vincitrice del bando era richiesto l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate e fasce deboli del mercato del lavoro.

Tale inserimento era stato possibile grazie ad una delibera di giunta che aveva regolato la creazione della lista di lavoratori (erano entrati a farne parte ex Avis, ex Stabia Porto ed altri) che era stata allegata al bando inviato alla Sua dopo essere stata inviata prima all’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac), la quale non aveva mosso riserve al provvedimento.

Lo stop definitivo alla Global Service si è registrato pochi giorni fa ma sarebbe frutto del periodo in cui Castellammare è stata governata dai commissari prefettizi giunti a Palazzo Farnese dopo la caduta dell’amministrazione Cuomo. Nell’aprile del 2016 il Comune di Castellammare ha dovuto eseguire “interventi di manutenzione non rinviabili”, attingendo proprio dai fondi inizialmente previsti per l’appalto.

Una manovra necessaria, visti anche i lunghissimi tempi per l’espletamento delle procedure di gara da parte della Sua, il Provveditorato alle Opere Pubbliche della Campania. Ed è proprio nel mese di aprile 2016 che la Sua ha pubblicato il bando, e a maggio ha prorogato i termini per partecipare alla gara.

Dopo le elezioni, l’amministrazione dell’attuale sindaco Pd Antonio Pannullo è arrivata in Municipio si è accorta che l’appalto non poteva più essere coperto, ma ad agosto le procedure alla Sua sono andate avanti. Ad ottobre, come si può leggere da alcuni articoli di stampa, l’amministrazione aveva già accantonato il progetto Gipu, andando anche oltre e pensando già ad una “Service” dedicata al solo verde pubblico.

Così non era per la Sua che due mesi dopo, e precisamente il 9 dicembre, ha affidato l’appalto, pubblicato anche sulla Gazzetta Ufficiale, alla società “E.Co.Res. srl” di Afragola, che l’ha spuntata sulle otto offerte pervenute al Provveditorato con un ribasso del 33,333%, per un importo complessivo di 2.634.442,11 euro.

La revoca è partita solamente a febbraio, dopo che l’Assessorato competente ha chiesto al dirigente di verificare la situazione anche presso il settore Economico Finanziario. “Si è avuto modo di constatare – ha scritto il dirigente del settore Lavori pubblici – la effettiva carenza di copertura economica su alcuni capitoli di spesa correlati all’appalto, accertando altresì che, all’attualità, non si riscontrano in concreto risorse per finanziare adeguatamente l’intervento ad aggiudicarsi senza ripercussioni sull’Ente, tra l’altro già in dissesto”. 

Il Comune di Castellammare ha anche cercato di reperire le somme da “entrate di costi di costruzione poi non giunti” per cui “destinare tali fondi esporrebbe l’Ente a rischi di equilibrio” in quanto, è bene ricordarlo, il Comune si trova in dissesto economico-finanziario. 

L’unico problema, non da poco, resta la Stazione Unica Appaltante, che nel frattempo è andata avanti. Nella speranza che questo non sia un prologo ad una lunga e dispendiosa battaglia legale, il Comune di Castellammare ha avviato finalmente la revoca, in autotutela, della procedura di gara.

“La acclarata mancanza della copertura finanziaria rende doveroso (…) – ha scritto l’architetto Cannavale – la revoca in autotutela della procedura di gara di cui trattasi, e degli atti conseguenti, al fine di evitare l’affidamento di un appalto e la successiva stipulazione del contratto in assenza della necessaria copertura finanziaria”.

Bastava dirlo.