Napoli, scena muta davanti ai pm dei “furbetti del cartellino” del “Loreto Mare”

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Nuovo capitolo della vicenda dei “furbetti del cartellino” che ha visto protagonisti in negativo un vasto gruppo di dipendenti dell’ospedale “Loreto Mare” di Napoli (94 indagati e 55 ai domiciliari). Dinanzi al Gip Piero Carola i primi 10 interrogati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, strategia difensiva che con ogni probabilità sarà adottata da tutti i coinvolti nell’inchiesta.

Impressionante la mole degli elementi accusatori acquisiti dai carabinieri che hanno condotto le indagini sull’assenteismo e sui furbetti del cartellino su disposizioni del pm Ida Frongillo e Alfonso D’Avino. Filmati e fotografie scattate all’interno del nosocomio partenopeo inchioderebbero gli indagati a cui sarebbero a vario titolo contestati i reati di falsa attestazione in servizio con modalità fraudolente (decreto “Brunetta”) e truffa aggravata ai danni dell’Ente pubblico.

In particolare poi per 3 di loro si ipotizzerebbe anche il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e in un caso persino l’accesso abusivo al sistema informatico dell’ospedale per la falsificazioni dei dati relativi alle presenze, alle assenze, alla prestazione di ore di lavoro straordinario e alle ore di recupero di un numero imprecisato di dipendenti. (Il testo continua dopo il video)

A suscitare particolare clamore il diretto coinvolgimento nella vergognosa vicenda del noto radiologo Tommaso Ricozzi, sorpreso a giocare a tennis in orario di lavoro. Ricozzi, da sempre amico di vip e sportivi, protagonista della movida della Napoli bene e spesso ospite di note trasmissioni televisive, si era in passato distinto per la partecipazione ad eventi benefici, a raccolte di solidarietà e alla viva pubblicizzazione delle raccolte per Telethon.

Una brutta storia quella del Loreto Mare che non ha però di fatto sorpreso nessuno: tutti sanno in quale miserabile condizioni operino gran parte delle strutture ospedaliere partenopee, il livello di corruzione e clientelismo che le caratterizza, le carenze di organico e sicurezza degli stessi nosocomi e infine l’approssimazione con la quale ad oggi le istituzioni competenti hanno vigilato su uno dei settori più delicati per la comunità.

Tra promesse di bonifiche del governatore della Campania Vincenzo De Luca e orazioni moraliste di colleghi dei medici coinvolti nell’inchiesta (qualcuno farebbe meglio a compiere a sua volta attento esame di coscienza prima di additare altri) la gente è disgustata non tanto, ripetiamo, per lo specifico episodio ma per il diffuso malcostume dell’assenteismo che investe la sanità campana ad ogni livello. In sintesi: in tanti a Napoli continuano tristemente a borbottare “tutto si fa perché nulla muti”.

Alfonso Maria Liguori

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