Quagliarella si racconta alle Iene: “Sono stati anni difficili. Tornerei al Napoli”

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Un Fabio Quagliarella a 360 gradi quello di questa sera nel programma televisivo “Le Iene” di Italia1. Dopo la sentenza a quattro anni per l’ex poliziotto che per anni ha minacciato il calciatore stabiese e la sua famiglia, Fabio Quagliarella ha deciso di raccontare tutte le motivazioni che lo hanno spinto lontano da Napoli.

Un servizio commovente che ha visto la partecipazione anche di alcuni suoi amici e soprattutto del padre Vittorio che è stato il bersaglio dello stalker (a casa dei genitori arrivavano costantemente lettere che incriminavano il bomber di Castellammare). Per anni, la famiglia Quagliarella ha ricevuto minacce di qualsiasi tipo e lettere chiaramente false che incolpavano l’attaccante stabiese di essere un pedofilo, camorrista, scommettitore.

Lettere di questo tipo sono state inviate anche alla società del Napoli Calcio che, in alcune situazioni, ha preferito lasciare in tribuna il calciatore nativo di Castellammare di Stabia. Anni difficili per Quagliarella che con Giulio Golia delle “Iene” ha ricostruito tutta la storia che lo ha visto purtroppo protagonista. Dietro tutta questa storia c’era un ex poliziotto, Raffaele Piccolo, amico di Quagliarella che aveva fatto credere alla famiglia e allo stesso bomber di portare avanti delle indagini per scoprire l’identità dello stalker ma in realtà, il perseguitatore, era proprio lui.

Ad accorgesene è stato il padre di Quagliarella, Vittorio che ha poi avuto ragione: il Tribunale di Torre Annunziata ha condannato Piccolo a quattro anni di reclusione anche se la condanna rischia di andare in prescrizione. Storia che è uscita fuori solamente nel mese di febbraio di quest’anno perché erano in corso delle indagini che hanno spiegato tranquillamente l’obbligo per Fabio di lasciare Napoli per andare alla Juventus: non era un traditore.

“Ho tenuto tutto dentro per troppo tempo e spero di riconciliarmi con i tifosi del Napoli. Se dovesse un giorno richiamarmi De Laurentiis? Perché no, Napoli è la mia casa, sognavo di essere il capitano. Se non fosse successo tutto ciò, sarei rimasto a lungo lì ma purtroppo sono dovuto andare via per salvare la mia vita e quella dei miei genitori. Ho subito ulteriori minacce dopo il mio addio: addirittura decine di motorini disturbavano la mia famiglia di notte e a volte li minacciavano anche. Spero solo che ora tutti possano capire il perché del mio addio”. Una storia brutta che ha colpito un’icona del calcio nazionale.

Stima recuperata da buona parte dei tifosi del Napoli che hanno messo da parte l’ipotetico tradimento per manifestargli tutto il sostegno possibile. E chissà se un giorno non si ripeterà il matrimonio di qualche anno fa.