Bara in una busta di plastica lasciata ai margini del marciapiede nel cimitero di Napoli

bara abbandonata cimitero napoli1

Vicino all’ingresso del luogo sacro un vero e proprio scempio. Proveniente da un’esumazione (lo si evince dal deterioramento del legno della bara), chiusa in un sacco di plastica, come spazzatura e senza copertura, stamane una bara gettata sull’asfalto senza alcun rispetto morale, civile e legale testimoniava tristemente il livello di inciviltà raggiunto da una citta dove solo il sindaco Luigi de Magistri parla di ripresa socio culturale.

Un episodio gravissimo, ampiamente documentato dalle immagini, che ci auguriamo non sfugga all’attenzione della Procura della Repubblica. Il cimitero non è più un luogo di riposo per i defunti ma un mercato soggetto palesemente a controlli  “paralleli”.

Si inizia con i parcheggiatori abusivi eternamente presenti nelle immediate vicinanze del sito per poi passare alle petulanti insistenze dei venditori di fiori che letteralmente “bloccano” i cittadini che si recano a onorare i defunti per pubblicizzare la propria merce. Contenitori  per l’immondizia posti all’esterno del cimitero trasformati in discariche a cielo aperto con rifiuti di ogni genere abbandonati vicino a quelli che sulla carta dovrebbero essere punti di raccolta per la differenziata.

All’imbrunire  l’intero perimetro esterno che costeggia le congreghe si trasforma in parco dell’amore per le coppiette che una volta consumati i propri “rapporti intimi” lasciano  sul posto un mare di giornali e fazzolettini intrisi di sostanze organiche. L’apoteosi della civiltà, l’osservanza assoluta delle normative vigenti in materia di igiene pubblica: e chi più ne ha, ovviamente in senso amaramente ironico, più ne metta. Una vergogna senza fine.

Si muova la politica locale, si muova l’assise partenopea. Il sindaco de Magistris avvii immediatamente ispezioni mirate agli uffici cimiteriali per il controllo del corretto svolgimento degli iter previsti dalla legge per quel che concerne la gestione della struttura.

Non si può subire passivamente un simile andazzo, voltarsi dall’altra parte come se certe miserabili realtà non ci appartenessero, chinare il capo dinanzi a camorristi senza scrupoli, pessimi amministratori e politici collusi che prima o poi finiscono inesorabilmente con l’associare il proprio nome a vergognose inchieste giudiziarie.

“Per amore del mio popolo ”: questo il titolo del documento redatto da Don Peppe Diana nel 1991 a Casal di Principe contro il potere devastante dei camorristi. Oggi in memoria del sacerdote vigliaccamente assassinato per mano del crimine organizzato lanciamo una denuncia che speriamo possa scuotere le coscienze degli “addetti ai lavori” infondendo nel contempo agli onesti cittadini il coraggio di ribellarsi di fronte a  certe oscenità .

Alfonso Maria Liguori

Donazione sostieni il Gazzettino Vesuviano