Solfatara: i gas dei Campi Flegrei svelano i segreti del bradisismo puteolano

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Solfatara di Pozzuoli

Solfatara di PozzuoliI Campi Flegrei sono da lungo tempo sede di risalita di gas, fenomeno particolarmente evidente e spettacolare nella famosa Solfatara di Pozzuoli, movimenti di sollevamento e abbassamento del suolo, il cosiddetto bradisismo, e ripetuti terremoti. Tutti segnali evidenti che il distretto vulcanico più grande d’Europa è ancora attivo, potenzialmente pericoloso e perciò costantemente sorvegliato e studiato.

Recentemente un gruppo di ricercatori dell’Osservatorio Vesuviano dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ov-Ingv), in collaborazione con l’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, ha portato a termine l’analisi di 32 anni di campionamenti delle fumarole della Solfatara a Pozzuoli e ha consentito di interpretare, in una nuova visione, i fenomeni che sono all’origine del bradisisma dei Campi Flegrei.

Questo studio sulla Solfatara escluderebbe una recente e più pericolosa risalita di magma dalle profondità e attribuirebbe i movimenti verticali del suolo, registrati negli ultimi 20 anni, a processi riconducibili a una sostanziale e più rassicurante stabilizzazione dei fenomeni vulcanici che tra la fine degli anni ’60 e la metà degli ’80 portarono alla crisi bradisismica puteolana che ebbe come drammatica conseguenza sociale lo sgombero di migliaia di abitanti del rione Terra di Pozzuoli.

Nonostante la nuova visione sia più rassicurante i ricercatori dell’Ingv ci tengono a sottolineare tuttavia che lo studio sulla Solfatara ha carattere esclusivamente scientifico, privo di alcun profilo in merito agli aspetti di protezione civile e ricordano che dal dicembre 2012 i Campi Flegrei – che vengono costantemente monitorati da Ingv – sono a livello di allerta “giallo” ossia di “attenzione”.

“Negli anni 1969-1972 e 1982-1984”, spiega Giuseppe De Natale, ricercatore dell’Ingv, “il fenomeno di sollevamento del suolo in quest’area è stato considerevole, raggiungendo ritmi di 0.5-1 metri all’anno; dal 1969 al 1984, il suolo del Porto di Pozzuoli si è sollevato di 3.5 metri, e alla fine del 1983 l’intera cittadina (circa 40mila abitanti) è stata evacuata”.

“Le analisi dei gas fumarolici”, precisa Roberto Moretti dell’Università ‘Luigi Vanvitelli’, “indicano come tra il 1982 ed il 1984, in corrispondenza della crisi bradisismica più imponente dall’eruzione del 1538 ad oggi (1.8 m di sollevamento massimo e circa 16.000 terremoti di bassa magnitudo), il magma che presumibilmente risiede a 7-8 km di profondità è risalito fino a 3-4 km. Dalla fine del 1984, il fenomeno di risalita magmatica è terminato, e il suolo ha iniziato ad abbassarsi in una nuova fase che è durata circa 20 anni.





Durante questo tempo, il magma superficiale, depositato in forma di lamina sottile, si sarebbe pressoché solidificato. Da allora, i fluidi fumarolici si sarebbero arricchiti di gas tipici del magma più profondo, come l’anidride carbonica, producendo variazioni geochimiche, registrate in questi ultimi 20 anni. Prima di questo nuovo modello, le stesse erano state interpretate come segnali di recenti intrusioni magmatiche”.

Le variazioni, osservate in questi due decenni, insieme al lieve ma costante sollevamento del suolo, mostrano, secondo lo studio, il ripristinarsi delle condizioni geochimiche del magma profondo che raggiungono, in assenza di nuove perturbazioni, una condizione stazionaria e quindi costante.

“Questa nuova interpretazione”, prosegue De Natale, “ha il vantaggio di spiegare, per la prima volta, in maniera semplice ed efficace non solo i dati geochimici, ma anche quelli geofisici (movimenti del suolo e terremoti), in contraddizione con le recenti ipotesi che spiegavano i fenomeni attuali come dovuti a nuove intrusioni magmatiche in serbatoi a bassa profondità”. Il nuovo approccio, aggiunge De Natale, “costituirà verosimilmente un nuovo riferimento nell’interpretazione dei dati geochimici di tutte le aree vulcaniche, e in particolare delle caldere di collasso simili ai Campi Flegrei”.

Ferdinando Fontanella

Twitter: @nandofnt