Antonio Bardellino, il superboss senza alias. Il mistero della morte in Brasile

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Antonio Bardellino e Tommaso BuscettaAntonio Bardellino: super boss tra i primi affiliati alla mafia e fondatore del clan dei Casalesi. Il vero “Scarface ” della camorra. Originario di San Cipriano d’Aversa, Bardellino è stato considerato dagli stessi inquirenti criminale dalla lealtà alla camorra fuori dal comune. Sicario spietato ma anche un manager brillante compì il battesimo del fuoco nel 1977 uccidendo Dante Pagano, un guappo che lo aveva minacciato con la pistola.

Il primo omicidio per Antonio Bardellino che in pochi anni divenne la politica, la camorra e l’impresa della sua zona. Compagno in affari di Tommaso Buscetta, il “boss dei 2 mondi”, Bardellino ricoprì un ruolo apicale anche in Cosa Nostra: forte di un esercito di affiliati composto da killer professionisti il boss aveva dalla sua la capacità di programmare investimenti su larga scala e la capacità finanziaria di realizzarli autonomamente.

Il ras di San Cipriano d’Aversa (Bardellino è uno dei pochi capi camorra a non avere avuto mai soprannome) fu uno dei capi della Nuova Famiglia, l’organizzazione criminale nata per contrastare la Nco di Raffaele Cutolo. Bardellino, a differenza di altri boss della camorra, comprese presto la necessità di sostituire al costume violento del sistema strategie operative con il mondo dell’impresa e della politica: “La scarpa giusta per ogni piede”, una filosofia con la quale il boss corrompeva chiunque potesse essere utile agli investimenti nella pseudo legalità del clan ricorrendo alle armi solo nei casi estremi.

Particolare questo che fa dell’ultimo vero padrino di camorra un personaggio criminale all’avanguardia per i suoi tempi. Intorno a Bardellino si consolidò un’organizzazione malavitosa composta dalle famiglie Schiavone, Bidognetti, Zagaria e Iovine. Un super clan talmente potente da estendere i propri interessi criminali dal basso Lazio passando per l’agro aversano sino al napoletano. Molti proventi delle attività illecite furono ripuliti con gli appalti per la ricostruzione delle città distrutte dal terremoto dell’Irpinia: memorabile l’attività di import export di farina di pesce che in realtà celava un colossale traffico di cocaina dal Sud America all’Italia gestito da Alfredo Beneduce, braccio destro di Bardellino.

La fine del padrino di San Cipriano d’Aversa sarebbe avvenuta in Brasile nel 1988: Bardellino sarebbe stato ammazzato in una villa di sua proprietà situata nella periferia di Rio de Janeiro. Usiamo il condizionale perché il corpo non fu mai trovato né fu possibile attingere tale informazione dal suo assassino, Mario Iovine, a sua volta ucciso in Portogallo nel 1991.

La fine di Bardellino sarebbe stata decretata proprio dalle famiglie che componevano nell’insieme il super clan dei Casalesi e che si sarebbero poi rivelate ancora più spietate dello stesso boss. Criminali dal grilletto facile temuti a livello internazionale per l’efferata ferocia del modus operandi. Ancora oggi nel casertano, ad Aversa, Casal di Principe, Cesa, San Cipriano d’Aversa il nome di Antonio Bardellino per una parte delle nuove leve del posto il ras della camorra rappresenta ancora un modello di successo, un uomo sempre rispettato e temuto da tutti che avrebbe decretato con il proprio carisma la leadership criminale dei cosiddetti “Casalesi” sugli altri clan campani (e non solo).

Per altri ancora non sarebbe stato ammazzato ma avrebbe finito i suoi giorni nascosto in qualche località a 5 stelle del Sud America. Uno stratagemma questo per vivere senza timore di agguati o continue ingerenze della polizia: un piano diabolico ben congegnato dall’uomo che nel sistema è ancora indicato come lo “Scarface” italiano.

Alfonso Maria Liguori

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Pubblicista, con formazione scolastica classica e frequenza universitaria presso l'Ateneo Federico II di Napoli (corso di Laurea in Filosofia). Dal 2003 "Aml" è nato, giornalisticamente parlando, con il settimanale diocesano della Curia di Napoli "Nuova Stagione". Successivamente collabora con Cronache di Napoli, con Metropolis, con Napoli Più, svolgendo nel contempo attività di pubbliche relazioni e portavoce di politici. Impegnato nel sociale nel 2003 ha preso parte ad un progetto sociale per il recupero di minori a rischio promosso dall'associazione onlus "Figli in Famiglia" in collaborazione con il Tribunale per i Minori di Napoli. Ha curato eventi di solidarietà per associazioni onlus in favore di noti ospedali partenopei in collaborazione con l'Ubi Banca Popolare di Ancora. Ha diretto la trasmissione televisiva "Riflettori su Ercolano" (a sfondo sociale) per Tele Torre. Profondo conoscitore della strada e dei complessi meccanismi sociali che caratterizzano le problematiche di Napoli e della sua provincia, da anni collabora attivamente con il Gazzettino vesuviano.