Pasquale Barra, il boia della Nco di Raffaele Cutolo: fu il grande accusatore di Enzo Tortora

Barra si sentì tradito da Cutolo e iniziò a combatterlo rivelando ai giudici nomi, date e contenuti delle riunioni: furono arrestate 850 persone

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Pasquale barra ncoPasquale Barra, ‘o animale, braccio destro di Raffaele Cutolo e grande accusatore di Enzo Tortora. Parliamo di un camorrista con all’attivo 67 omicidi di cui molti compiuti nelle diverse carceri italiane dove ha spesso soggiornato dal 1970.

Pasquale Barra da capozona di Ottaviano raggiunse presto i vertici della Nco di Cutolo: un uomo spietato, un sicario dal modus operandi talmente feroce da creare un alone di terrore intorno alla sua persona tra gli stessi camorristi.




Tra i delitti più eclatanti commessi da ‘o animale quello di Francis Turatello, boss di Cosa Nostra operante nel milanese, trucidato nel carcere Badu ‘e Carros di Nuoro il 17 agosto del 1981 con 40 coltellate che gli dilatarono il ventre consentendo a Barra di prendere a morsi le viscere con l’aiuto di un altro detenuto, Vincenzo Andraous.

Un delitto di una ferocia unica nel suo genere che segnò l’inizio della fine del legame con il super boss Raffaele Cutolo. Cosa Nostra infatti non gradì lo sgarro subito da Cutolo che non avrebbe dovuto toccare un uomo d’onore senza il consenso della cupola siciliana: don Raffaele per giustificarsi negò di essere il mandante di quell’esecuzione addossando ogni responsabilità a Barra.

Questo indusse ‘o animale a collaborare con i giudici non da pentito, come egli stesso più volte precisò, ma “dissociato”: in pratica Barra si sentì tradito da Cutolo e pertanto iniziò a combatterlo rivelando ai giudici nomi, date e contenuti delle principali riunioni della Nco. Barra parlò con i magistrati come un fiume in piena: le sue rivelazioni portarono il 17 giugno del 1983 all’arresto di 850 affiliati (a vario titolo) alla Nco.

Tra i nomi dei killer, pusher, fiancheggiatori e presta nome Pasquale Barra fece quello di un insospettabile professionista della tv amato da milioni di italiani: Enzo Tortora. Per la precisione il 19 aprile del 1983 Pasquale Barra nel corso di un interrogatorio da collaboratore di giustizia accusò Enzo Tortora di essere un affiliato alla Nco e nello specifico responsabile del traffico di stupefacenti.

Una tragedia umana quella di Tortora che poi risultò completamente innocente ed estraneo a qualsiasi organizzazione malavitosa. Le accuse contro di lui si rivelarono infatti infondate e lo stesso Barra si rifiutò di confermare l’affiliazione di Tortora alla Nco sia in primo grado sia in appello. Un uomo diabolico Barra, capace di commettere estorsioni persino da pentito. I magistrati infatti scoprirono una lettera che il boia di Cutolo inviò dal carcere ad un concessionario di Casoria chiedendogli 15 milioni per non fare il suo nome durante gli interrogatori.

Le accuse di Pasquale Barra

Barra continuò sino all’ultimo respiro a definirsi camorrista accusando l’ex capo Cutolo di aver tradito il significato stesso del termine e quindi un preciso ideale. Deceduto nel 2015 a 73 anni nel carcere di Ferrara per un arresto cardiaco Pasquale Barra rappresenta ancora oggi l’icona del potere violento di Raffaele Cutolo. “Pasquale – disse don Raffaele a Enzo Biagi durante una famosa intervista in aula nel corso di un processo – è amico mio da sempre, un ragazzo sfortunato, molto sfortunato. Una brava persona: ma chi lo cerca lo trova, state certo”.

Parole che lasciarono interdetto Biagi con il quale Cutolo si complimentò per “il coraggio dimostrato nel suo lavoro e per avere il coraggio di dire quello che pensava”. Pasquale Barra: la materializzazione del potere più subdolo e devastante della Nuova Camorra Organizzata, quello punitivo.

Alfonso Maria Liguori

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Pubblicista, con formazione scolastica classica e frequenza universitaria presso l'Ateneo Federico II di Napoli (corso di Laurea in Filosofia). Dal 2003 "Aml" è nato, giornalisticamente parlando, con il settimanale diocesano della Curia di Napoli "Nuova Stagione". Successivamente collabora con Cronache di Napoli, con Metropolis, con Napoli Più, svolgendo nel contempo attività di pubbliche relazioni e portavoce di politici. Impegnato nel sociale nel 2003 ha preso parte ad un progetto sociale per il recupero di minori a rischio promosso dall'associazione onlus "Figli in Famiglia" in collaborazione con il Tribunale per i Minori di Napoli. Ha curato eventi di solidarietà per associazioni onlus in favore di noti ospedali partenopei in collaborazione con l'Ubi Banca Popolare di Ancora. Ha diretto la trasmissione televisiva "Riflettori su Ercolano" (a sfondo sociale) per Tele Torre. Profondo conoscitore della strada e dei complessi meccanismi sociali che caratterizzano le problematiche di Napoli e della sua provincia, da anni collabora attivamente con il Gazzettino vesuviano.