Clan Gionta e i messaggi del boss Valentino: la musica e i rituali del crimine

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neomelodico clan giontaIl clan Gionta e i giovani, il messaggio del boss Valentino attraverso la musica. Il boss di Torre Annunziata avrebbe più volte investito nel rapporto con i neomelodici per promuovere tra i vicoli del paese il mito di un clan che ha rappresentato per anni l’espressione apicale del sistema locale.

In merito famoso, in certi contesti, il brano di un cantante neomelodico, Tony Marciano, dal titolo “Nun Ciamma Arrenner”, eseguito in coppia con un collega (sempre neomelodico) e uscito proprio in un periodo in cui il clan Gionta era stato particolarmente colpito dalle rivelazioni dei pentiti. Al di là delle considerazioni di carattere puramente giuridico i magistrati hanno da tempo visto nel dualismo camorra-neomelodici un connubio che va oltre le apparenti motivazioni di “facciata”.

Non si tratta di esibirsi semplicemente a matrimoni, battesimi e comunioni di camorristi ma di promuovere tra i vicoli, nei quartieri ghetto di Napoli e della provincia la sub cultura del crimine organizzato, con i suoi rituali, i tabù e i codici (fortemente discutibili) etici da rispettare. Il tutto in antitesi ai prodotti discografici dei rapper napoletani new generation, che al contrario tentano di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione esistenziale particolarmente critica nella quale si è costretti a vivere in certe realtà.

Realtà dove la camorra prospera sostituendosi spesso arbitrariamente alla sovranità della Repubblica. Nello specifico è quanto accaduto a Torre Annunziata dove le strofe di Tony Marciano sarebbero state recepite con particolare interesse da detenuti, affiliati e giovanissimi fiancheggiatori. Tutte figure continue al clan in grado di ritrovare nella musica comunione d’intenti e senso di appartenenza al super boss Valentino Gionta, il “re” (criminalmente parlando) di Torre, mai pentito e rinchiuso al 41 bis con verdetto “fine pena mai”.

Un esempio da emulare per i giovani emarginati torresi fieri della gesta malavitose di un capo che molto probabilmente finirà in carcere i propri giorni senza mai dare cenno alcuno di pentimento, di rammarico per lo scellerato stile di vita adottato sin da ragazzo. Paradossalmente una coerenza che le istituzioni in molti casi sembrerebbero incapaci di offrire alle nuove leve: troppi scandali, arresti per collusione e corruzione nel mondo politico-amministrativo che conta per essere credibili a chi dalla nascita è abituato a relazionarsi con il capo zona per dirimere un litigio e per ricevere assistenza (economica, logistica, ecc.) magari negata da organi statali competenti.

Ecco come cresce un mito, come si trasforma in leggenda vivente un detenuto condannato all’ergastolo in regime di massima sicurezza, come tra i vicoli di Torre Annunziata si riesca a plagiare talmente una parte dei giovani da sentirli mormorare: “Noi siamo i valentini, gli altri ‘tutto o blocco’ non sono nessuno”.

Alfonso Maria Liguori

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