Borgo in rosso, mostre e tradizioni per la settimana santa di Sarno

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Si rinnovano a Sarno i riti della settimana santa. In questi giorni, la città plurimillenaria dell’acqua riscopre le sue tradizioni secolari, frutto di antiche liturgie e riti popolari.

Per l’occasione l’associazione “Terravecchia l’arte del presepe” ha acceso di rosso il borgo medioevale della città, il colore del sangue, della passione di Cristo e dei paramenti sacri di questi giorni. Un’atmosfera davvero suggestiva quella che si respira sui gradini dell’antica città fortificata.

Le tradizioni hanno inizio oggi, dal Giovedi Santo, in cui si allestiscono i Sepolcri: intorno ad alcune effigi votive storiche, che si possono trovare nei vicoli del paese, vengono allestiti fiori, luci e banchetti decorativi. Secondo la tradizione tutte le genti devono compiere il famoso “struscio“, un atto di purificazione che consiste nel raggiungere a piedi e intonare una preghiera presso almeno sette sepolcri.

In ogni parrocchia poi si ripete la liturgia “in coena Domini” con il rito della lavanda dei piedi compiuto dai sacerdoti rispettivi di ogni chiesa. Tra i sepolcri più spettacolari troveremo sicuramente quello allestito presso la chiesa della Santissima Trinità che si ispira ad una delle più famose sculture napoletane, il Cristo Velato.

Prima dell’alba del venerdì santo partono i “paputi”, una delle tradizioni risalenti al 1200 circa. Si tratta di un paputi sarnocorteo di uomini che portano la croce del Cristo per le strade con tuniche e cappucci bianchi. Questi fermandosi ad ogni sepolcro, ascoltano il canto di dolore intonato dalle donne in memoria del Cristo defunto, trasmessi da madre in figlia nei secoli scorsi.

Per vari fenomeni linguistici, legati soprattutto alla diffusione orale, il testo risulta essere ad oggi quasi incomprensibile. Si riconoscono pochissime parole derivanti dal latino. Le diverse parrocchie della città indossano un tunica bianca con cappuccio alzato e si riconoscono grazie ad un proprio cordone e una propria ornatura. Ovviamente ci sono delle eccezioni e riguardano i rappresentanti della collegiata di San Matteo sul borgo Terravecchia.

Questi indossano tunica e cappuccio rosso per simboleggiare la preminenza della loro chiesa sulle altre parrocchie sarnesi. Altra eccezione per la chiesa madre di San Francesco in piazza Municipio, retta dai frati francescani e per questo indossano il saio monacale.

“Solo natura umana” e “Paputi”, sono le due mostre che saranno inaugurate oggi nelle sale del Museo Archeologico Nazionale della Valle del Sarno al Palazzo Capua. Alle ore 18 nelle sale recentemente recuperate al piano terra, verrà presentata la mostra Solo natura umana.

Rituali funerari nella Valle del Sarno, la ricostruzione con straordinari reperto di una delle tombe rinvenute durante la campagna di scavo del 2002 nella necropoli di San Marzano sul Sarno, testimonianza dei rituali funerari che accompagnavano i defunti nel delicato trapasso nell’aldilà. Nella seconda esposizione, i Paputi, le fotografie di Raffaele Tedesco raccontano l’antico rituale che coinvolge tutte le confraternite di Sarno. Le esposizioni sono a cura di Emilia Alfinito, direttrice del Museo, organizzate in collaborazione con il Comune di Sarno.

Alla manifestazione inaugurale interverranno onorevoli ospiti. Il sottosegretario ai beni e alle attività culturali on. Antonio Cesaro, presiederà l’incontro in compagnia di Anna Imponente, direttrice del Polo museale della Campania, Emilia Alfinito, direttrice del museo Serena De Caro, archeologa e funzionaria del museo. Pronti anche i saluti del sindaco Giuseppe Canfora, degli assessori Vincenzo Salerno e Dea Squillante.

Raffaele Massa

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