Crac Multiservizi di Castellammare, addio al complesso di via Napoli: in vendita il 25 maggio

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crac multiservizi venditaCrac Multiservizi di Castellammare di Stabia: addio al complesso immobiliare di via Napoli. Il 25 maggio 2017, alle ore 12, si procederà alla vendita delle strutture che un tempo ospitavano la società partecipata Multiservizi, fallita nel 2014.

Il crac Multiservizi ha lasciato un “buco” di circa 30 milioni di euro, sono scattate indagini della guardia di finanza di Castellammare e della Procura della Repubblica di Torre Annunziata e sono attualmente a processo ex manager e consulenti. I lavoratori hanno effettuato diversi passaggi di cantiere nelle aziende che via via sono arrivate a Castellammare per gestire il servizio di raccolta rifiuti lasciato vacante da Multiservizi.

Curatore fallimentare di Multiservizi è Vincenzo Sica che negli ultimi anni ha concesso il complesso di via Napoli alle ditte che si sono aggiudicate il servizio, ma più volte le aziende hanno accumulato debiti nei confronti della curatela per non riuscire a far fronte al canone di locazione. Stavolta, quindi, con l’attuale gestore della raccolta rifiuti che ha vinto un bando per cinque anni con il Comune di Castellammare, il crac multiservizi complesso via napolicomplesso non è stato concesso in locazione. Per far fronte ai debiti lasciati dal crac le strutture saranno vendute. Il prezzo di base è di circa 2 milioni e mezzo di euro. Il giudice delegato è Massimo Palescandolo.

Il processo che vede alla sbarra ex amministratori e consulenti è intanto cominciato nei giorni scorsi quando è stato ascoltato proprio Sica. Interpellato da parte dei giudici e degli avvocati, ha spiegato che “sono stati spesi 180mila euro senza motivo per delle consulenze per la fusione aziendale”. Infatti, dal processo è emerso che la Multiservizi riuscì a portare a termine una fusione con un’altra società, la Asm, anche se teoricamente le consulenze così costose portate avanti dagli amministratori erano inutili perchè le due aziende avevano lo stesso socio, ovvero il Comune.

Ben 180mila euro quindi sarebbero stati spesi inutilmente e sarebbero stati indirizzati tutti verso Felice Marinelli, professore universitario e commercialista (ha patteggiato una pena di un anno e mezzo di reclusione). Ma non finisce qui: Marinellì girò una parte di quei soldi al direttore generale Monica Baldassare e all’avvocato Francesco De Vita, testimone di nozze del sindaco Luigi Bobbio, che aveva partecipato al progetto. Attualmente sono tutti accusati di peculato, corruzione e bancarotta fraudolenta (in compagnia di Massimo Cajati, Marco Paolella, Simone Di Meo).