1° ottobre 2017: con tre mosse si azzererà il settore pubblico del gioco

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1° il futuro aumento della tassazione sugli apparecchi da intrattenimento, 2° il canone concessorio di 60mila euro annui, 3° le continue ordinanze restrittive delle attività ludiche: queste le tre mosse che andranno ad azzerare la redditività delle attività commerciali di gioco e solo nelle sale dove si gioca al bingo si “presenteranno a rischio di licenziamento” circa 10mila risorse. Si può certamente dire che lo Stato ha “dato scatto matto” al gioco e speriamo non con tanta soddisfazione come si evince su uno dei tanti siti che propongono le opinioni sui casino online.

L’aumento della tassazione che la manovra-bis del Governo comporterà agli operatori del gioco, insieme alle ordinanze restrittive messe in campo dalle Regioni e dagli Enti Locali ridurranno ancora di più il già risicato margine di guadagno che, ad oggi, le attività di gioco riescono ancora “a produrre”. Gioco che si troverà stretto tra la tenaglia del Parlamento che chiede di limitarne la presenza da un lato e dall’altro vuole attingere ancora alle risorse del settore. Contraddizione in termini? Certo che sì!

Ma quando finiranno queste contraddizioni, questa poca lucidità, questa mancanza di obbiettività che “esce” sempre quando si parla del mondo del gioco (pubblico)? Solo quando ci si accorgerà che queste manovre avranno un unico risultato: quello di far rinascere il gioco illecito, signore e padrone del gioco sino ad una quindicina di anni fa, quando lo Stato “ha fatto nascere suo figlio” gioco pubblico.

Tutto questo sembra così assurdo, sembra incomprensibile che per questi anni il mercato sia stato “riempito” di proposte allettanti, di giochi a non finire e con tutte le “scuse”, motivazioni sociali ed altro, che si sia convinta l’opinione pubblica che in fondo giocare è divertimento e nulla più… ed ora ci si trovi davanti ad un fenomeno che lo stesso Stato non riesce più a gestire e contenere e neppure a regolamentare.

Il cittadino medio, onestamente, non riesce a comprendere come si sia arrivati a questo punto, non capisce come un divertimento possa tramutarsi in dipendenza, come lo Stato abbia potuto permettere tutto questo, e sopratutto come lo stesso Stato riesca a “guardare da un’altra parte” quando si sollevano e si alzano voci relative al gioco problematico ed alla troppa presenza dell’offerta sull’italico territorio.

L’opinione pubblica non è bene informata su tutti i vari retroscena che circondano il gioco ed i casino online, neppure sui dati reali che si riferiscono a questo mondo: “traduce” solo ciò che si vuole far arrivare attraverso la politica od attraverso i media che, spesso e volentieri, cavalcano la materia del gioco per propri scopi ed obbiettivi. Quello che invece sarà percepito dall’opinione pubblica saranno le risorse che, licenziate dalle imprese di gioco che saranno costrette a chiudere a causa dello “scacco matto” che dovranno subire, vagoleranno sul territorio in cerca di una occupazione che il mondo del gioco aveva loro garantito e che ora non è più in grado di mantenere.

Lo Stato dovrà assumersi la responsabilità di tutto questo che discenderà dalle decisioni contenute nella manovra-bis e non saranno certamente risultati dei quali potrà andare fiero! A meno che si possa fare un passo indietro, incontrare le parti coinvolte nel “gioco” per poter trovare, in modo condiviso, un modo per estrarre seppur dallo stesso settore ludico qualche risorsa necessaria all’Esecutivo, ma sopratutto che si possa trovare un percorso comune per un necessario riordino ed una fine della schizofrenia delle ordinanze che “serpeggiano” sull’italico territorio.

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