Strage di Berna: a scatenare la lite familiare il fratello di una delle vittime

Stando alle indagini il cognato di Pasquale Orefice era arrivato da poco in Svizzera per cercare lavoro e sarebbe stato ospite della sorella

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strage di berna napoletaniSi delinea il quadro investigativo sulla strage di Berna costata la vita a tre napoletani. A scatenare la lite familiare culminata in tragedia il fratello di Anna Esposito (moglie dall’altra vittima Pasquale Orefice), arrivato da poco in Svizzera per cercare lavoro e ospite della sorella.

Proprio il cognato di Orefice avrebbe tentato di aggredire anche i poliziotti giunti sul posto perdendo rapidamente i sensi. Soccorso e trasportato in ospedale sarebbe spirato subito dopo il ricovero. Ma riepiloghiamo l’accaduto. Alle ore 5 circa del 22 aprile scorso qualcuno ha composto il numero di emergenza della polizia di Interlaken, un paesino di circa di 6mila abitanti ubicato nella regione dell’Oberland, per denunciare una furiosa lite condominiale in corso.

Immediato l’intervento della polizia che recatasi sul posto ha scoperto i corpi di tre persone in fin di vita. Scenario del macabro ritrovamento un salone al piano terra di un villino signorile posizionato in una zona residenziale di Unterseen: nella stanza riversi a terra in un mare di sangue una donna e due uomini.

Strage di Berna: la coppia partenopea in Svizzera da oltre vent’anni

La successiva identificazione delle vittime effettuata dagli agenti evidenziava che si trattava di tre cittadini italiani, nello specifico napoletani. Alcune fonti investigative cantonesi hanno così commentato la strage di Berna: “Un uomo e una donna sono stati trovati morti, mentre un terzo uomo è deceduto poco dopo il ricovero in ospedale”.

Si tratterebbe di Pasquale Orefice e di sua moglie, Anna Esposito. I coniugi vivevano in Svizzera da oltre 20 anni. Lui imprenditore stimato del settore ittico: riforniva di pesce i migliori alberghi e ristoranti di Interlaken. La terza vittima sarebbe un cognato di Orefice, nello specifico il fratello della moglie. Sembra che sulla scena la polizia non abbia ritrovato bossoli o segni di arma da fuoco: un particolare questo che indurrebbe gli investigatori a pensare a un delitto commesso con l’ausilio di armi bianche, forse coltelli o un pugnali.

Non è chiaro il movente che avrebbe dato il via all’accesa discussione tra i coniugi e il cognato: forse una questione di soldi o magari un ricatto alla base di una tragedia che ha profondamente scosso l’opinione pubblica.

Alfonso Maria Liguori

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Pubblicista, con formazione scolastica classica e frequenza universitaria presso l'Ateneo Federico II di Napoli (corso di Laurea in Filosofia). Dal 2003 "Aml" è nato, giornalisticamente parlando, con il settimanale diocesano della Curia di Napoli "Nuova Stagione". Successivamente collabora con Cronache di Napoli, con Metropolis, con Napoli Più, svolgendo nel contempo attività di pubbliche relazioni e portavoce di politici. Impegnato nel sociale nel 2003 ha preso parte ad un progetto sociale per il recupero di minori a rischio promosso dall'associazione onlus "Figli in Famiglia" in collaborazione con il Tribunale per i Minori di Napoli. Ha curato eventi di solidarietà per associazioni onlus in favore di noti ospedali partenopei in collaborazione con l'Ubi Banca Popolare di Ancora. Ha diretto la trasmissione televisiva "Riflettori su Ercolano" (a sfondo sociale) per Tele Torre. Profondo conoscitore della strada e dei complessi meccanismi sociali che caratterizzano le problematiche di Napoli e della sua provincia, da anni collabora attivamente con il Gazzettino vesuviano.