Centro di Castellammare blindato: il killer Catello Romano torna in città dalla madre

Detenuto al carcere di Voghera, ha ricevuto un permesso di mezza giornata per tornare in città per motivi familiari

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Ha ricevuto un permesso straordinario per motivi familiari il killer di Gino Tommasino, consigliere comunale del Partito Democratico, Catello Romano, 27 anni. Questa mattina è arrivato a Castellammare scortato dalla polizia penitenziaria che lo ha accompagnato direttamente all’interno della casa della madre senza mai perderlo d’occhio un secondo. Lo aspettava una città blindata e pronto ad osservare ogni suo gesto.




Il giovane 27enne di Castellammare è stato condannato a 30 anni di reclusione per l’omicidio di Gino Tommasino avvenuto nel 2009 e ad altri 22 per la morte di Aldo Vuolo. Catello Romano è detenuto all’interno del carcere di Voghera ed ha ricevuto questo permesso straordinario per motivi familiari grazie all’ottimo comportamento che sta tenendo durante la sua prigionia.

Molti cittadini stabiesi, questa mattina, hanno notato la presenza di alcune volanti della polizia penitenziaria in giro per la città in fase di perlustrazione. Solamente qualche ora più tardi è arrivato il chiarimento per questa presenza: Catello Romano era in visita alla madre. Ha lasciato la città, comunque, già nel primo pomeriggio avendo avuto il permesso solamente per mezza giornata.

Catello Romano, uno degli assassisi del consigliere Gino Tommasino

Catello Romano è stato uno dei killer del consigliere Gino Tommasino che venne ucciso nel febbraio del 2009 mentre si trovava in macchina con il figlio. La condanna per quell’omicidio è arrivata solamente qualche settimana con i 30 anni di carcere per Romano ma anche per Renato Cavaliere, altro uomo del commando. Entrambi agirono per conto di Vincenzo D’Alessandro, capo dell’omonimo clan di Scanzano che impose l’uccisione a tutti coloro che si opponevano agli affari della cosca.

Romano, convertitosi al buddhismo durante la detenzione (chiese di incontrare un maestro Zen e di mangiare vegetariano in cella), a differenza di Cavaliere non si è mai pentito per gli omicidi commessi. E’ stato graziato, però, lo scorso febbraio perchè i giudici della Corte d’Appello di Napoli hanno deciso di non condannarlo con la pena dell’ergastolo. Riconosciuto sia a Catello Romano che a Renato Cavaliere l’aggravante del metodo mafioso. Sono invece già definitive le sentenze di condanna per Salvatore Belviso e Raffaele Polito, entrambi collaboratori di giustizia.

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