Pina Lamberti Sorrentino è personaggio molto noto a Pompei facente parte di una delle più stimate famiglie di Pompei,  professoressa di lettere e filosofia di cui molti pompeiani conservano ancora un piacevole e vivo ricordo.




Scrittrice di pregio, con libri di poesie finalista al premio Viareggio e libri di racconti per ragazzi, firmando anche dei bestseller scolastici come Telè. La professoressa ora è in pensione, si gode la sua libertà, i suoi 4 figli, Alina, Gigi, Rosario e Mariano.

Il 21 aprile di quest’anno la sua famiglia si è accorta con sconcerto, mediante un prelievo con il bancomat, che qualcuno aveva svuotato interamente il conto della professoressa. La ricostruzione dei fatti parte dal probabile furto di assegni (tutt’ora ci sono delle indagini per individuare il colpevole) che compilati ed incassati l’hanno lasciata senza un centesimo. Tutti i risparmi di una vita di lavoro svaniti in soli sette giorni!

“Quattro assegni tutti presentati per l’incasso nel mese di aprile, in incredibile e inverosimile sequenza. L’ultimo quello di decine di migliaia di euro è stato incassato l’11 aprile nell’ufficio postale di Grumo Nevano”. Ci conferma proprio il figlio Mariano Lamberti.

Ci sono ovviamente delle indagini in corso per risalire ai colpevoli, ma la prima domanda lecita da fare è: perché una banca in questo caso il Banco di Napoli filiale di Pompei, dove la scrittrice ha un conto da almeno 50 anni, non si è attivato per qualche doveroso controllo che avrebbe evitato tale scempio?

L’incredibile vicenda della scrittrice di Pompei

“E’ normale che un conto venga ripulito con degli assegni in così poco tempo e senza che la banca si sia fatto venire qualche lecito dubbio, un controllo ulteriore sulle firme che evidentemente erano false, visto che, oltretutto, in quei  giorni la professoressa Lamberti aveva un tutore al braccio destro per un incidente accorsole una settimana prima?”, si chiedono ora i figli della professoressa.

Perché la Posta di Grumo Nevano dove è stato incassato l’assegno più sostanzioso, di circa ventimila euro, non ha fatto i dovuti  controlli chiamando in filiale per accertare la provenienza di quell’assegno, visto che in quella posta già da tempo arrivavano denunce di assegni falsi?

“E’ possibile ammettere – continuano i figli – che una pensionata di 86 possa rimanere senza soldi nella più completa indifferenza della sua filiale che avrebbe come unico compito tutelare i soldi della sua cliente?”

Del resto la storia del conto corrente della professoressa Lamberti è chiaramente fatto di piccoli prelievi e non certamente di corposi assegni emessi ed incassati da ignoti in rapida sequenza tra Scafati, Castellammare e appunto Grumo Nevano.

L’amarezza dei familiari per i risparmi di una vita

Una situazione del genere avrebbe dovuto far scattare quanto meno un minimo dubbio. Non è assolutamente un dovere da parte dell’istituto bancario (perché legalmente e incredibilmente loro non sono più obbligati a farlo, altro capitolo assurdo e kafkiano) ma una telefonata allo storico cliente avrebbe di certo evitato il peggio. Alzare il telefono e avvertire una anziana e fidelizzata cliente che il conto rischiava di essere prosciugato, non sarebbe stato un gesto umanamente auspicabile? Del resto, nel caso inverso, a conto vuoto le banche non mancano di segnalarlo al correntista giustamente chiedendo la copertura.

La signora Lamberti, intanto, in questo momento non dispone più dei suoi soldi, dei risparmi di una vita di lavoro dedicata all’insegnamento!

“E’ forse questo – conclude Mariano Lamberti – uno dei tanti sintomi del malato rapporto, dello scollamento totale tra questi apparati burocratici, quali sono anche le banche,  dalla gente comune che fa cosi fatica a stare a galla?”

E allora non resta che chiedere più chiarezza, più trasparenza e soprattutto più tutela dei consumatori  in special modo di quelli anziani che sono sempre più spesso vittime di raggiri.

Gennaro Cirillo