Giampaolo Scafarto e l’inchiesta Consip: il capitano del Noe interrogato a Roma

E' indagato per due ipotesi di falso nell’informativa conclusiva consegnata ai magistrati sul caso Consip che vede tra gli altri indagati anche Tiziano Renzi

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giampaolo scafarto consip noe carabinieri“Il capitano Giampaolo Scafarto ha risposto ad ogni domanda ricostruendo tutte le indagini. Una ricostruzione puntuale, ha spiegato cosa è accaduto. Possiamo parlare di errore, dobbiamo valutare l’elemento soggettivo. Ha ricostruito le telefonate e i criteri. Il fatto storico c’è, ma riteniamo che non ci sia dolo e quindi nessun profilo penale”.




Questo il commento del legale di Scafarto Giovanni Annunziata dopo l’interrogatorio dell’ufficiale dell’Arma da parte del procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, dall’aggiunto Paolo Ielo e dal pm Mario Palazzi. Scafarto è indagato per due ipotesi di falso nell’informativa conclusiva consegnata ai magistrati sul caso Consip che vede tra gli altri indagati anche Tiziano Renzi, papà di Matteo ex premier e segretario del Pd, il ministro dello Sport Luca Lotti e il comandante generale dell’Arma dei carabinieri Tullio Del Sette.

Le frasi contestate a Giampaolo Scafarto

Dei due falsi contestati a Scafarto dalla Procura di Roma, uno è inerente alla frase “ad un certo punto Bocchino si allontana e Romeo continua a parlare e dice: Renzi l’ultima volta che l’ho incontrato”. Le parole attribuite a Romeo sarebbero stata invece pronunciate da Italo Bocchino. L’altro fa invece riferimento ad una falsa attribuzione data da Scafarto a presunti appartenenti ai Servizi Segreti presenti a via Nicosia nel giorno in cui venivano ritrovati i “pizzini”.

Il capitano del Noe ometteva di dire ai magistrati che l’uomo presente in quel luogo era stato in effetti identificato invece come un semplice abitante del posto. Continua così la vicenda Consip che ha portato all’arresto per corruzione del noto imprenditore campano Alfredo Romeo.

Il livello dell’inchiesta è altissimo: il fatto che l’avvocato Annunziata abbia comunque parlato di “errore” farebbe pensare ad un’oggettiva responsabilità del capitano Giampaolo Scafarto: da quantificare e individuare nello specifico poi l’entità dello sbaglio commesso dall’ufficiale dei carabinieri già titolare in passato di inchieste delicatissime condotto con la massima professionalità e correttezza. Un fiore all’occhiello dell’Arma che oggi si trova a dover chiarire alcuni particolari che potrebbero pesare enormemente sulla carriera di Scafarto.

Alfonso Maria Liguori