La montagna ha partorito il topolino. Nonostante le “pruriginose” smentite ufficiali del Pd locale (in queste ore circola il testo di un manifesto politico, “non per paura ma per protesta”, ma in questo caso la toppa è peggio del buco) la mancata presentazione di una lista per le amministrative (per la prima volta nella storia repubblicana di Pimonte ci sarà una sola compagine in lizza alle elezioni) ha svelato quanto ormai era nell’aria da giorni.




Per l’amor di Dio, chiunque è libero di castigarsi come meglio crede. In fondo, fino a prova contraria, siamo ancora in democrazia. Certo che, per alcune persone, la storia è solamente una facezia senza importanza, un minimo intoppo al trascorrere del tempo, la classica pagliuzza nell’occhio altrui che t’impedisce di vedere la trave che ti sta crollando adosso. Perchè di questo parliamo, altro che “protesta” e “terra bruciata”.

Il gioco delle tre carte, alla fine, tra i presunti candidati sindaco Carmine Palomba, Bianca Di Palma e Gennaro Somma si è rivelato il più classico dei bluff. E nessuno, nonostante le richieste degli elettori a “cambiare strategia”, ha capito che bisognava fermarsi a riflettere. Niente “primarie”, nessuna predisposizione all’ascolto di quella base che, a più riprese, ha espresso la richiesta di coinvolgimento nelle scelte politiche del proprio partito.

L’ennesimo, dittatoriale ordine di scuderia affidato ai “capi” di un partito che, ormai a Pimonte, conta quanto il due di coppe con la briscola a denari. Praticamente, l’esclusione del 99% dei simpatizzanti di centrosinistra dalla scelta del sindaco che avrebbe dovuto rappresentarli (in caso di vittoria). Una curiosa interpretazione dell’appendice “Democratici”, aggettivo aggiuntivo alla parola “partito”.

Pimonte, la verità nuda e cruda

E allora, la verità nuda e cruda è una sola. Se alle elezioni dell’11 giugno a Pimonte ci saràpimonte pd manifesto una sola lista in campo, quella del sindaco uscente Michele Palummo, la colpa non è degli avversari. La colpa, cari democratici, è solo di chi, in queste ultime settimane di frenetiche trattative, non è riuscito a mettere in campo un’alternativa credibile. E il Pd è sicuramente il primo responsabile di questo sfascio. Tante parole, tanto odio, ma nessun fatto certo.

La sintesi migliore l’ha fatta un anziano elettore di sinistra che, attonito dopo aver appreso la notizia del suicidio politico del Pd, ha esclamato: “E’ come quei film intellettualoidi che uno esce dal cinema senza aver capito come è andata a finire. Ciò detto una certezza c’è: è ‘game over’, fine dei giochi, per il super-Pd che, solo fino a pochi mesi fa, pensava di poter dare ancora le carte in vista della campagna elettorale.

Ma i ricatti incrociati tra gli aspiranti sindaci (tutti puntualmente “trombati” anticipatamente, senza bisogno nemmeno di rivolgersi alle urne) hanno portato all’autodistruzione. E non ci sarà più nulla da ricostruire per chi, oggi, ha tradito la fiducia di chi ancora credeva (e crede tuttora) negli ideali e nei valori del centrosinistra. Rivogliono il maltolto, i responsabili di questa triste pagina di storia politica.

Ma per loro è “game over”, per l’ennesima volta sconfitti dalla storia, ancora prima che dalle urne. Se poi tutto questo sarà “game over” per l’intero centrosinistra lo vedremo nel prosieguo di questa telenovela. Gli elettori per il momento si accontentano. Uno alla volta, non c’è fretta.

Francesco Fusco

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