Napoli, la provincia e le case del sesso: viaggio tra sequestri, droga e prostituzione.

I carabinieri hanno scoperto una casa di appuntamenti situata a Giugliano, precisamente a Varcaturo. L’appartamento è stato sequestrato, mentre due persone, risultate poi pregiudicati della zona, sono state denunciate con l’accusa di favoreggiamento della prostituzione.




Si tratta dei titolari dell’attività, una sorta di casa chiusa in via San Nullo, in cui si prostituivano due transessuali brasiliani. I carabinieri hanno proceduto alla perquisizione dell’appartamento per verificare se vi fossero armi o stupefacenti. In tal senso i controlli avrebbero dato esito negativo.

Napoli e la prostituzione: business per cifre da capogiro

La prostituzione: un business della camorra che muoverebbe cifre da capogiro particolarmente animato da transessuali (spesso di origine sud americana) e insospettabili casalinghe di mezza età, le cosiddette “milf” particolarmente richieste dai giovani partenopei. Esisterebbe un vero e proprio tariffario nelle case del sesso a Napoli: si partirebbe da 50 euro per una prestazione ordinaria sino a 500 euro per una performance fantasiosa magari con il coinvolgimento di più persone e, in alcuni casi, con il consumo di droga (cocaina).

Esistono diversi canali per il sesso a pagamento: ci sono quelli tradizionali delle inserzioni su noti quotidiani locali, riviste specializzate e siti d’incontri on line che garantiscono un’ampia gamma di opzioni alla clientela e quelli elitari, ovvero animati da professioniste del sesso di alto rango che accetterebbero solo pochi appuntamenti a settimana con persone di alto livello a compensi faraonici (si parlerebbe di 1000 a prestazione).

Finti perbenismi e piccola borghesia

C’è poi un altro mercato della prostituzione, ambiguo, nascosto nei finti perbenismi della piccola borghesia: giovanissime studentesse (sembra in alcuni casi minorenni) si venderebbero per un telefonino alla moda, un capo griffato e vacanze pagate in villaggi turistici. Stranamente le forze dell’ordine dopo aver smascherato alcune tresche tra clienti (per lo più anziani) e insospettabili studentesse avrebbero riscontrato nelle famiglie delle stesse una strana disattenzione nei confronti delle figlie.

Assurdo che un genitore non si chieda la provenienza del denaro necessario a pagare i vestiti di marca indossati da una figlia o il cellulare new generation. Della serie: forse in questo nostro pazzo mondo il dio denaro sta rendendo ciechi e muti, a convenienza, persino genitori a cui le istituzioni dovrebbero forse rivolgere, sotto il profilo giudiziario, maggiore attenzione.

Alfonso Maria Liguori

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Pubblicista, con formazione scolastica classica e frequenza universitaria presso l'Ateneo Federico II di Napoli (corso di Laurea in Filosofia). Dal 2003 "Aml" è nato, giornalisticamente parlando, con il settimanale diocesano della Curia di Napoli "Nuova Stagione". Successivamente collabora con Cronache di Napoli, con Metropolis, con Napoli Più, svolgendo nel contempo attività di pubbliche relazioni e portavoce di politici. Impegnato nel sociale nel 2003 ha preso parte ad un progetto sociale per il recupero di minori a rischio promosso dall'associazione onlus "Figli in Famiglia" in collaborazione con il Tribunale per i Minori di Napoli. Ha curato eventi di solidarietà per associazioni onlus in favore di noti ospedali partenopei in collaborazione con l'Ubi Banca Popolare di Ancora. Ha diretto la trasmissione televisiva "Riflettori su Ercolano" (a sfondo sociale) per Tele Torre. Profondo conoscitore della strada e dei complessi meccanismi sociali che caratterizzano le problematiche di Napoli e della sua provincia, da anni collabora attivamente con il Gazzettino vesuviano.