Maggio è per eccellenza il mese mariano, dedicato alla venerazione della Madonna. Molte sono le tradizioni legate alla sua devozione, primo tra tutti il pellegrinaggio che compiono in tanti, rigorosamente a piedi, verso il santuario di Pompei in segno di sacrificio e di lode a Maria.

Altrettanti sono quelli che la Chiesa chiama segni devozionali. Molti sono cari soprattutto alle nostre nonne e che spesso, nel tempo, sono caduti in disuso e di cui molti giovani non hanno conoscenza.

Festa dell’Ascensione: una tradizione popolare

Domani, domenica 28 maggio 2017, la Chiesa celebra l’ascensione di Gesù al cielo, una solennità che cade quaranta giorni dopo la Pasqua e che riveste una notevole importanza nella liturgia Cattolica, segnando la fine del soggiorno terreno di Gesù.
Con questa festa, a livello liturgico, si spegne e poi si mette da parte il cero pasquale, a testimonianza della dipartita di Cristo dagli Apostoli e dagli uomini.

La tradizione vuole la che sera della vigilia dell’ascensione venga lasciato sul davanzale delle finestre, per tutta la notte, un bacile d’acqua pieno di petali di rose, fiori e foglie di agrumi. E’ credenza che Gesù, alla mezzanotte, salendo in Cielo alla gloria del Padre accompagnato dai suoi angeli, benedicesse le acque.

Al mattino successivo, è usanza che tutti i componenti della famiglia lavino il viso in segno di purificazione. In passato, quando l’Ascensione coincideva con il giovedì, il rito si svolgeva in tale giorno della settimana e non di domenica, come da molti anni accade.

La parola della Chiesa

È monsignor Arturo Aiello, vescovo eletto di Avellino ma originario di Vico Equense, a prendere la parola circa quest’usanza prettamente vesuviana, costiera e quasi campana. In una sua omelia pronunciata alla vigilia dell’ascensione del 2009 a Riardo, il presule affermava e rafforzava le capacità regali di questo segno devozionale.

“E allora vi do un impegno – diceva il vescovo – trovate un po’ di tempo per fare questo rito, un piccolo rito familiare […] Prendete una rosa, due, magari anche un po’ di erbe profumate, sfogliate la rosa e deponetela in un bacile colmo d’acqua . Ponetelo fuori, sul davanzale.

È una bellissima tradizione che ci hanno trasmesso i nostri nonni e che abbiamo perduto. Perché si mette fuori? Perché dicevano i nostri nonni che Gesù, prima di ascendere al cielo, anche col suo corpo, benedice tutte queste acque profumate di rosa che poi noi utilizzeremo. Come?

Domani mattina, anziché lavarvi sotto il rubinetto come al solito, prendete il bacile con le rose, quindi acqua profumata, e lavatevi il volto. È una liturgia che dovete ripetere ogni anno […] insegnatelo ai vostri figli perché quando compiamo questo gesto è come se voi diceste: “questo gesto consacra la mia regalità”. E qualcuno potrebbe dire: “Esagerato”. No, è così! Perché il mio corpo è esposto nella Gloria di Dio”.

Petali di rose: le proprietà cosmetiche

Se non bastasse già solo la fede e lo spirito religioso, a favorire la pratica di questo segno devozionale è anche bene sottolineare che lavare il viso con le rose risulta essere un’esperienza davvero gradevole e molto salutare per la pelle, che rimane naturalmente morbida e vellutata come pochi prodotti commerciali riescono a garantire, segno più meramente terreno della purificazione e rinascita spirituale cui la pratica religiosa rimanda.

Riscoprire le antiche usanze comuni, anche e soprattutto quelle legate alla religione per i fedeli, rappresenta un’espressione di identità popolare.

Tra le varie usanze anche quella dei canti dei Paputi, gli incappucciati che all’alba del venerdì santo contemplano Cristo morto sulla croce. La trasmissione alle nuove generazioni delle antiche pratiche, popolari o religiose che siano, è un dovere per rispetto alla nostra storia e alla nostra millenaria cultura.

Raffaele Massa