La situazione dello Stagnone era stata denunciata già a novembre 2016, ma da allora nulla è stato fatto. Ieri mattina tra sterpaglie e rifiuti è divampato l’incendio.

Erano all’incirca le 9.30 quando Orfeo Mazzella, presidente del comitato Gente del Sarno, ed altri volontari si sono recati presso la foce del fiume per una giornata ecologica per la verifica dello stato dell’area. Il rogo era già acceso, «ma non faceva tanto caldo da giustificare un’autocombustione», così sono stati allertati i vigili del fuoco.

Il 27 novembre, in seguito ad un sopralluogo, Mazzella denunciò ai carabinieri di Torre Annunziata le condizioni di assoluto degrado in cui versava lo Stagnone; «in particolare, – si legge nel verbale – vi era un cumulo di rifiuti sul ponticello posto sul fiume Sarno e altri cumuli di rifiuti tra cui lastre di eternit».

Grazie alle foto pubblicate da il Gazzettino vesuviano che hanno documentato la situazione di ieri mattina, il presidente ha constatato che la monnezza c’è ancora. Non solo: è pressoché la stessa. «Un fatto molto grave. Un abbandono prolungato determina un reato di discarica abusiva per l’amministrazione inadempiente che non ha provveduto alla rimozione dei rifiuti».

«È quanto meno singolare – continua – che sia scoppiato un incendio proprio quando il Comitato era impegnato in un’area molto prossima allo Stagnone ed era in procinto di verificare la rimozione della spazzatura abbandonata.

All’epoca dei fatti i giornali pubblicarono la denuncia. Ecco, credo che se sul posto si fosse capito che erano presenti ancora depositi non rimossi, la cosa sarebbe piuttosto grave. Insomma, scatta un reato preciso per chi non è intervenuto. Ora è compito della magistratura accertare la natura delle fiamme, ma resta il fatto che quella dello Stagnone – almeno dalla precisa documentazione fotografica – continuava ad essere un luogo di abbandono di rifiuti.

Chi è che non ha fatto il suo dovere? Chi doveva andare a controllare lo stato dei luoghi dopo la nostra denuncia? Lo avrà fatto? Ci sono dei verbali dei dirigenti mossi da una qualche ordinanza sindacale? Oppure anche in questo caso c’è stato un clamoroso menefreghismo!
Lo Stagnone è possibile che sia un luogo di deposito di rifiuti tossici? Perché, nonostante la nostra denuncia, non si è attivato nessuno? Ecco, tutto questo per noi è quanto meno strano!

Non è che qualche ignoto – conclude – ha pensato che bruciando tutto sarebbe scomparsa la prova dell’esistenza di rifiuti pericolosi? In ogni caso – anche se non si è trattato di un incendio doloso – crediamo che una “colpa” di indifferenza vada attribuita a chi avrebbe potuto vigilare sul territorio».

Roberta Miele

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