Terme di Stabia, nuova udienza sui licenziamenti il 7 luglio: “Chiediamo che si dica la verità”

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terme di stabia sit tribunale lavoro (1)“Auspichiamo che le persone che devono essere ascoltate stavolta partecipino all’udienza e che confermino la verità documentale”. È l’appello dei 42 ex dipendenti, licenziati dopo il crac del 2015, della partecipata fallita Terme di Stabia di Castellammare, a poche ore dalla nuova udienza prevista il 7 luglio al Tribunale di Torre Annunziata del procedimento avviato per chiedere la riassunzione.

Secondo gli ex termali i licenziamenti sarebbero illegittimi ed hanno chiesto la riassunzione in Sint, altra partecipata del Comune di Castellammare proprietaria del patrimonio immobiliare termale un tempo gestito da Terme di stabia. I 42 ex lavoratori sono rappresentati dall’avvocato Angelo Abignente, professore ordinario di Diritto del lavoro presso l’Università di Napoli “Federico II”, e hanno intentato causa contro la Sint e la curatela fallimentare.

Terme di Stabia: nuova udienza




La prima udienza si è tenuta il 31 maggio scorso ma nessuno di coloro chiamati a testimoniare si sono presentati: parliamo dell’ex commissario liquidatore di Terme di Stabia, Fulvio Sammaria, un dipendente di Sint e un membro del comitato dei creditori. Venerdì 7 luglio la seconda udienza.

“Parliamo di una verità documentale – hanno spiegato gli ex lavoratori – che emerge dalla semplice lettura delle carte. Verità importanti anche perché all’attenzione della Procura della Repubblica dopo un dossier corposo che abbiamo presentato. Parliamo di onestà intellettuale”.

Il Testo Unico Madia sulle partecipate

Il discorso sarebbe legato al fallimento dei progetti a breve termine come il project financing per le Antiche Terme elaborati dall’amministrazione comunale per il rilancio del settore termale a Castellammare, e alla normativa nazionale che investe Sint. Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, infatti, è entrato il vigore il decreto correttivo del Testo Unico Madia sulle partecipate.

Proroghe certo, ma anche il dimezzamento della soglia di fatturato medio per le aziende in house. Cosa significa? Brevemente: il 31 luglio 2017 è fissato il termine per la modifica degli statuti; il 30 settembre quello per la revisione straordinaria delle partecipazioni e per individuare eventuali esuberi; 500mila euro è la soglia di fatturato minimo fino al 2020 per evitare la razionalizzazione (prima della correzione era 1 milione di euro).

Sint: unica soluzione temporanea?




Sint, insomma, rappresenterebbe l’unica soluzione percorribile per risollevare il termalismo stabiese. Una soluzione “ponte” secondo gli ex lavoratori, in attesa di una privatizzazione seria e definitiva dei complessi termali. Sint potrebbe avviare l’attività essendone in condizione, facendo cassa e quindi fatturato tramite la vendita dei numerosi cespiti che sta portando avanti (per restare in vita ed evitare il fallimento).

“Chiediamo che chi si siederà davanti al giudice – hanno concluso gli ex termali – dica la verità, ovvero che quello che chiediamo è più che fattibile. La città intera e i suoi lavoratori la meritano”.

La vecchia convenzione

Lo scorso anno il Tribunale del Lavoro ha rigettato il ricorso contro i licenziamenti per determinazioni di natura puramente tecnica: per gli atti presentati basati sulla data del licenziamento erano decorsi i termini. Per questo motivo i termali hanno deciso di ricorrere al rito non ordinario riguardante la Riforma Fornero.

Secondo una vecchia convenzione del 1972, infatti, tra Terme e Sint sarebbe avvenuto un passaggio di rapporti dopo il fallimento della prima società: i contratti di lavoro avrebbero dovuto dunque far parte di tale passaggio. Quando è sopraggiunto il fallimento di Terme, insomma, Sint sarebbe dovuta subentrare in maniera quasi automatica nella gestione anche dei rapporti di lavoro.

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