I lavoratori stagionali e Fantozzi: senza rumori né fastidi, simbolo di una vita da precari

Purtroppo l’amara denuncia lanciata attraverso film solo all’apparenza ironici ad oggi sembra non aver suscitato alcun effetto nella società, nelle perverse logiche produttive

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Paolo Villaggio: l’attore che ha saputo più di tutti rappresentare, caricaturizzandone le sfumature, la figura dei lavoratori dipendenti con particolare riferimento agli attuali stagionali. Eternamente precari e spesso senza aver nemmeno compreso bene la propria condizione lavorativa gli stagionali passano anni e anni a “tappare buchi” negli organici di imprese più o meno rilevanti udendo i nomi dei vari “mega direttori galattici” da considerare figure irraggiungibili, sebbene esistenti, a guisa degli eroi immortali protagonisti degli immortali poemi epici.




Al di là di quanto recitino i vari contratti lo stagionale deve essenzialmente non fare rumore, ovvero sollevare il minimo di problemi possibile, essere a disposizione dell’azienda e soprattutto prestare particolare attenzione a non infastidire i superiori magari con richieste di chiarimento in merito a questioni lavorative ritenute dai capi irrisorie.

Ovviamente se malato può marcare visita: seguono però commenti velati vari, più o meno celati inviti ad evitare di chiamare malattia perché, si sa, si è sempre “stagionali”. Idem per lo straordinario che è preferibile non rifiutare (anche se magari lo si impiega per mantenere il lavoro che si abbina al periodo stagionale per poter sopravvivere).




Un plauso commosso quindi al grande Paolo Villaggio: purtroppo l’amara denuncia lanciata attraverso film solo all’apparenza ironici ad oggi sembra non aver suscitato alcun effetto nella società, nelle perverse logiche produttive che inchiodano un individuo a contratti stagionali infiniti portandolo oltre i 50 anni ad essere ancora precario e a sentirsi puntualmente rispondere dopo aver dato tanto alle società “se ha di meglio vada altrove”. Un’implosione sociale vergognosa, un guazzabuglio nel quale chi già possiede si rafforza oltre misura mentre chi non ha è destinato a soccombere inesorabilmente.

Basterebbero contratti part time a tempo indeterminato per donare dignità e speranza a migliaia di onesti lavoratori, a chi non chiede altro che di lavorare in tranquillità conducendo una vita decorosa. Automazione convulsa, investimenti esteri, scarso dialogo con le forze sociali sono alcune delle cause che hanno determinato l’attuale stallo in cui versano i lavoratori stagionali.




Si muova il governo, si svegli la cosiddetta “buona politica” tutelando chi è stanco di elemosinare continuamente il diritto al lavoro in un’Italia che ormai fa acqua da tutte le parti. Grazie Paolo, grazie ragionier Fantozzi, per aver evidenziato prima di tutti determinate dinamiche sempre più attuali.

Alfonso Maria Liguori

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Pubblicista, con formazione scolastica classica e frequenza universitaria presso l'Ateneo Federico II di Napoli (corso di Laurea in Filosofia). Dal 2003 "Aml" è nato, giornalisticamente parlando, con il settimanale diocesano della Curia di Napoli "Nuova Stagione". Successivamente collabora con Cronache di Napoli, con Metropolis, con Napoli Più, svolgendo nel contempo attività di pubbliche relazioni e portavoce di politici. Impegnato nel sociale nel 2003 ha preso parte ad un progetto sociale per il recupero di minori a rischio promosso dall'associazione onlus "Figli in Famiglia" in collaborazione con il Tribunale per i Minori di Napoli. Ha curato eventi di solidarietà per associazioni onlus in favore di noti ospedali partenopei in collaborazione con l'Ubi Banca Popolare di Ancora. Ha diretto la trasmissione televisiva "Riflettori su Ercolano" (a sfondo sociale) per Tele Torre. Profondo conoscitore della strada e dei complessi meccanismi sociali che caratterizzano le problematiche di Napoli e della sua provincia, da anni collabora attivamente con il Gazzettino vesuviano.