La notizia dell’arresto, da parte dei Carabinieri di Vico Equense, del responsabile dell’incendio che il giorno di Ferragosto ha distrutto quel poco di verde che ancora restava lungo la strada che da Moiano porta al Monte Faito ha fatto tirare in sospiro di sollievo a tutti. Il Piromane è preso, il pericolo è passato.


Tutto a posto, perché catturato il mostro, il pazzo, il maniaco, “l’omm ‘e mmerd” – come molti da queste parti hanno appellato l’anziano che ha confessato l’odioso crimine – la bella vita di prima potrà tornare ad essere.

Certo, dirà qualcuno, i danni naturalistici sono seri: molte piante e animali sono morti nel rogo. E la situazione potrebbe aggravarsi ulteriormente, ribatterà qualcun altro, con i prossimi temporali autunnali e l’inevitabile dilavamento del suolo che, non più trattenuto dalla copertura vegetale, colerà a valle impoverendo la montagna e distruggendo la città. Ma questi sono dettagli perché l’importante è che i Carabinieri hanno arrestato il piromane.

Ma le cose stanno proprio così? È veramente tutto finito?  La risposta a queste domande è, probabilmente, no, perché i Carabinieri non hanno arrestato un piromane.

Il piromane – come riporta il dizionario della lingua italiana – è una persona affetta da piromania, ossia da una condizione patologica, una malattia, che provoca un impulso morboso e ossessivo ad appiccare incendi.

L’anziano di Moiano, reo confesso e attualmente rinchiuso nel carcere di Poggioreale, più che affetto dalla mania incendiaria sembra corrispondere al profilo dell’ignorante, balordo e poveraccio. Se così stanno le cose, incendiario è il termine più giusto per definirlo.

L’incendiario – come riporta il dizionario della lingua italiana – è colui che appicca volontariamente il fuoco per provocare un incendio. La differenza tra incendiario e piromane quindi è da ricercare nelle motivazioni: il primo lo fa volontariamente per interesse personale o, magari, perché comandato da qualcuno, il secondo perché è malato.

L’incendiario del Faito ha detto ai Carabinieri “Non so perché l’ho fatto, ho preso i fiammiferi e ho dato fuoco”. Risposta assolutamente credibile se consideriamo che l’ignorante, balordo e poveraccio ha probabilmente agito comandato da qualcuno che non gli ha usato nemmeno la cortesia di spiegargli il perché di quel gesto. Messe così le cose non sono affatto rassicuranti, come tutti hanno creduto.

L’arresto dell’incendiario fa sorgere nuove e inquietanti domande: quali sono le reali motivazioni che lo hanno spinto ad appiccare il fuoco? Quali i reali interessi? Chi sono i mandanti?

Chi indaga sugli incendi che hanno distrutto il Faito farebbe bene a non fermarsi alla versione “piromane” ma, ad approfondire la cosa. Altrettanto deve fare l’opinione pubblica che non deve accontentarsi dell’arresto ma pretendere la verità.

Chi scrive è convinto che nuovi indizi per arrivare alla verità arriveranno più in là nel tempo, quando la puzza di fumo e la cenere saranno solo uno sbiadito ricordo, quando chi ha pianificato gli incendi riceverà il suo maledetto tornaconto.

                                                                                              Ferdinando Fontanella                                                                                      Twitter: @nandofnt

Foto a corredo Enzo Cesarano