Francesco “Sandokan” Schiavone, capo feroce con contatti con “Cosa Nostra”

il boss capace di creare un impero economico basato sul traffico di stupefacenti, racket, contrabbando, controllo della prostituzione, riciclando il denaro sporco in attività imprenditoriali sparse in tutto il mondo

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Schiavone sandokanFrancesco Schiavone: da autista e guardia spalle di Umberto Ammaturo a boss assoluto del clan di camorra dei Casalesi. Francesco Schiavone venne arrestato per la prima volta a 18 anni: nei suoi confronti un’accusa di possesso illegale di armi da fuoco. Vicino ad Antonio Bardellino e Mario Iovine sostenne la Nuova Famiglia nella guerra contro la Nco di Raffaele Cutolo.

Dopo il declino del “professore di vesuviano” scoppiò una faida tra gli Schiavone e i De Falco: Vincenzo De Falco trovò la morte in un agguato il 2 febbraio del 1991 a Casal di Principe. Schiavone fu arrestato l’11 luglio del 1998: non bastò la custodia a lenire la determinazione del ras che nello stesso periodo di detenzione grazie all’estensione e alla ferocia dei suoi affiliati riuscì a sconfiggere definitivamente il clan De Falco. Francesco Schiavone ricevette l’investitura a capo indiscusso del clan dei Casalesi dopo l’omicidio di Mario Iovine avvenuto il 6 marzo del 1991 in Portogallo.

Attualmente detenuto al regime carcerario speciale (41 bis) Schiavone incarna la figura del boss spietato e profondo al tempo stesso, amante della lettura e della pittura ma pronto a comandare raid di inaudita ferocia pur di imporsi criminalmente parlando sul territorio. Il re di Casal di Principe: così viene definito ancora oggi Sandokan (pseudonimo di Schiavone derivante da una vaga somiglianza con l’attore Karin Bedi), il boss capace di creare un impero economico basato sul traffico di stupefacenti, racket, contrabbando, controllo della prostituzione, riciclando il denaro sporco in attività imprenditoriali sparse in tutto il mondo.

Si parlerebbe di catene di ristoranti, grossi centri per la vendita di prodotti caseari, night, pub e bar di lusso, società di servizi, finanziarie e imprese edili intestate ad insospettabili prestanome e professionisti della Caserta bene e del basso Lazio. Un uomo talmente potente da stringere rapporti costanti con Cosa Nostra, da disporre di un esercito di affiliati dal modus operandi oltremodo violento. Schiavone ha portato progressivamente il clan dei Casalesi ad essere il più temuto tra gli agguerriti sodalizi criminali della camorra: un gruppo talmente potente da avere ramificazioni nella pubblica amministrazione, nella politica, nella grossa impresa, senza contare le complicità con i cattivi servitori dello Stato (cosiddetti infedeli delle forze dell’ordine).

Un boss che non ha mai temuto alcun rivale, che ha più volte sbeffeggiato lo scrittore Roberto Saviano che si era dettagliatamente occupato nei suoi scritti degli affari illeciti del clan: mai alla ricerca del clamore mediatico ma anzi riservatissimo, di poche parole ma dal carisma ipnotico nei confronti di una parte dei giovani di Casal di Principe pronti a tatuarsi l’effige del boss sul corpo in segno di assoluta fedeltà (alcuni collaboratori di giustizia parlerebbero di un tatuaggio sulle braccia raffigurante una tigre ruggente). Francesco Schiavone: il numero uno dei casalesi mai pentito né dissociato dalla camorra nonostante il duro regime carcerario a cui da tempo è sottoposto e il fascicolo giudiziario personale che recita “fine pena mai”.

Alfonso Maria Liguori