I segreti del racket raccontati dal pentito Vincenzo Amirante: trema la “paranza dei bambini”

"Ho fatto parte di un gruppo criminale costituito alla nascita dai Sibillo, dai Giuliano e da mio figlio Salvatore. Ad unirci il comune astio nei confronti del clan Mazzarella"

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Il racket sul Mercato della Maddalena: questo l’argomento trattato con i giudici dal pentito Vincenzo Amirante, ovvero il boss della cosiddetta “paranza dei bambini” operante nel centro storico di Napoli.

Un business per il gruppo Amirante di circa 14mila euro a settimana: cifra che avrebbe invogliato i Sibillo a tentare in ogni modo di entrare nell’“affare”. Queste le parole di Vincenzo Amirante: “Ho fatto parte di un gruppo criminale costituito alla nascita dai Sibillo, dai Giuliano e da mio figlio Salvatore.




Ad unirci il comune astio nei confronti del clan Mazzarella. Fu mio figlio Salvatore ad allacciare rapporti con i Rinaldi di San Giovanni a Teduccio a loro volta in conflitto con i Mazzarella. Nello specifico ci vedevamo spesso con Ciro Rinaldi, detto “Mauè”, posso dire quasi ogni giorno”.

Chiaro l’intento di Amirante e degli alleati: fermare la scalata scriminale dei Mazzarella decisi ad accaparrarsi il controllo degli affari illeciti nel centro storico di Napoli. Il pentito avrebbe presentato ai magistrati un dettagliato elenco di nomi e pseudonimi di tutti gli affiliati alla paranza dei bambini, fornendo date e particolari utili alla ricostruzione di stese e agguati di camorra compiuti negli ultimi anni nel cuore di Napoli.




Una situazione oltremodo caotica che inizia con il declino dei Giuliano di Forcella, figure apicali della Nuova Famiglia, e con il pentimento del boss Luigi, alias ‘o re. Basti pensare che la figlia di Luigi Giuliano era convolata a nozze con il figlio del ras Vincenzo Mazzarella per comprendere come in pochissimo tempo fraterni alleati siano diventati mortali nemici.

All’interno del sistema chi si pente, chi passa dalla parte dello Stato viene bollato come infame, condannato a morte senza appello: una sentenza che può essere rimandata ma che deve essere rigorosamente eseguita. Una logica feroce e disumana che nel tempo ha terrorizzato la gente dei vicoli favorendo enormemente i clan.

 

“Non c’ero, non ho visto e se c’ero ero distratto”: un ritornello udito mille volte dalle forze dell’ordine, proferito durante gli interrogatori dai vari testimoni di agguati o stese. Il pentimento di pezzi da 90 della camorra come Vincenzo Amirante, Gennaro Notturno e i Lo Russo (alias i Capitoni di Miano) avrebbe creato vuoti di potere all’interno della camorra favorendo enormemente guerre e faide sul territorio.

Radio mala in merito non avrebbe dubbi: si prepara un’altra stagione di guerra a Napoli con diversi affiliati che potrebbero “non mangiare l’aragosta a Natale” (in gergo vuol dire essere uccisi in occasione della santa ricorrenza). Della serie: le gole profonde del sistema parlano e i tamburi sinistri della camorra tornano a suonare melodie di morte.

Alfonso Maria Liguori

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Pubblicista, con formazione scolastica classica e frequenza universitaria presso l'Ateneo Federico II di Napoli (corso di Laurea in Filosofia). Dal 2003 "Aml" è nato, giornalisticamente parlando, con il settimanale diocesano della Curia di Napoli "Nuova Stagione". Successivamente collabora con Cronache di Napoli, con Metropolis, con Napoli Più, svolgendo nel contempo attività di pubbliche relazioni e portavoce di politici. Impegnato nel sociale nel 2003 ha preso parte ad un progetto sociale per il recupero di minori a rischio promosso dall'associazione onlus "Figli in Famiglia" in collaborazione con il Tribunale per i Minori di Napoli. Ha curato eventi di solidarietà per associazioni onlus in favore di noti ospedali partenopei in collaborazione con l'Ubi Banca Popolare di Ancora. Ha diretto la trasmissione televisiva "Riflettori su Ercolano" (a sfondo sociale) per Tele Torre. Profondo conoscitore della strada e dei complessi meccanismi sociali che caratterizzano le problematiche di Napoli e della sua provincia, da anni collabora attivamente con il Gazzettino vesuviano.