“Il nome della rosa” di Umberto eco al Teatro Bellini di Napoli

Poi ci imbattiamo nella fragile ragazza di cui s’innamora il giovane Adso; infine, Alinardo da Grottafferrata, l'anziano la cui demenza senile risulterà decisiva per la soluzione degli enigmi

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Il romanzo “Il nome della rosa” di Umberto Eco, tradotto in 47 lingue, vincitore del Premio Strega nel 1981, di cui ricordiamo la versione cinematografica diretta da Jean-Jacques Annaud e interpretata da Sean Connery, vive la sua prima trasposizione teatrale ad opera di Stefano Massini, in scena al Teatro Bellini di Napoli con la direzione è di Leo Muscato che guida un cast di grandi interpreti e trascina il pubblico nel XIV secolo, nel momento culminante della lotta tra Chiesa e Impero.




Con il racconto dell’anziano frate benedettino Adso da Melk, indagheremo sulla risoluzione del giallo di cui Adso, quando era un giovane allievo del dotto frate francescano ed ex inquisitore Guglielmo da Baskerville, ne era stato testimone.

Incontreremo Adso, Guglielmo e gli altri personaggi descritti da Eco: l’anziano frate cieco Jorge da Burgos; Bernardo Gui, il terribile inquisitore domenicano, l’ansioso e prudentissimo Abate Abbone; il cellario Remigio da Varagine, francescano, in odor d’eresia che si nasconde in quel convento e si finge benedettino; il suo fedele servitore Salvatore, un frate considerato scemo, che parla una strana lingua mista di latino, volgare, francese, tedesco e inglese.




Poi ci imbattiamo nella fragile ragazza di cui s’innamora il giovane Adso; infine, Alinardo da Grottafferrata, l’anziano la cui demenza senile risulterà decisiva per la soluzione degli enigmi.

Federico Orsini



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