Archeologia a Poggiomarino, deserta la gara: nessuno vuole Longola

Il parco è strutturato in maniera da offrire ampia scelta di fruibilità a chi ne vuole sapere di più su questo sito archeologico dell’età del Bronzo

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La gestione dei servizi del Parco archeologico di Longola, a Poggiomarino, non alletta gli imprenditori. Perché? Troppo complicata la gestione? O sono stati imposti paletti difficili da “abbattere” e sicuramente molto vincolanti per i partecipanti? A pochi giorni da questa sorta di insuccesso non si riescono ancora a comprendere le ragioni per cui è andata deserta la gara bandita dall’amministrazione comunale poggiomarinese, il quindici settembre 2017, con l’obiettivo di affidare in concessione la gestione dei «servizi integrati del Parco archeologico naturalistico di Longola».




L’atto, una volta stipulato, avrebbe avuto una durata quinquennale con facoltà, da parte del Comune, di prorogare il contratto allo scadere e per il tempo necessario allo svolgimento di una nuova gara con nuovi vincitori. I servizi che sarebbero stati offerti ai visitatori e agli studiosi vanno dall’apertura e chiusura dei locali e degli spazi del parco alla custodia, sorveglianza e controllo degli accessi e dei locali, alla biglietteria, prenotazione e prevendita, alle visite guidate e attività didattiche, alle attività di valorizzazione e promozione e ai servizi complementari e aggiuntivi, tra gli altri capitolati del bando.

Il parco è strutturato in maniera da offrire ampia scelta di fruibilità sia a chi ne vuole sapere di più su questo sito archeologico dell’età del Bronzo sia a chi volesse fare del birdwatching (osservazione degli uccelli stanziali o migratori), considerato che l’area in questione si trova a stretto contatto con il fiume Sarno. Altri elementi qualificanti della struttura sono i laboratori didattici e le aree verdi per eventuali manifestazioni. Insomma, un Parco che sul territorio è più unico che raro.




Custodisce, difatti, i resti di un vasto insediamento dell’età del Bronzo (circa 3500 anni fa), e venne scoperto nel 2000 allorché si stava costruendo uno dei depuratori del Sarno. Quattro campagne di scavo, numerosi isolotti su palafitte, migliaia di reperti, e tre canoe monossili (ricavate da un unico tronco d’albero) son il risultato di quelle indagini condotte dall’archeologa Claude Livadie, e dalla sua squadra, assieme agli archeologi di quella che allora era la Soprintendenza archeologica di Pompei.

Un sito che dunque dovrà essere valorizzato al meglio anche sfruttando l’intesa con il Parco Archeologico di Pompei, dal quale dipende l’area Longola. Proprio con questo obiettivo, il disciplinare di concessione prevede la stampa di opuscoli informativi, maggiori notizie attraverso i siti web, abbinamento con altri luoghi napoletani (Centro storico di Napoli, Cappella San Severo, Santa Chiara, tra gli altri) e di aree come Pompei e Paestum, oltre che con la partecipazione alle fiere e alle Borse del Turismo che periodicamente si tengono in Campania.

Romilda Barbato



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