Omicidio di Ciro Nocerino, svolta lampo: ipotesi vendetta del clan De Micco

Nel raid è rimasto ferito per errore un incensurato, il 33enne Fabio Tramontano, perito assicurativo che casualmente stava compiendo una perizia sul luogo dell’agguato

omicidio ponticelli ciro nocerinoSvolta lampo nelle indagini sull’omicidio di Ciro Nocerino, pregiudicato trucidato ieri sera a Ponticelli con numerosi colpi di pistola: l’uomo, una volta vicino al clan Perrella, avrebbe pagato con la vita la decisione di allontanarsi dai De Micco, sodalizio criminale nel quale ultimamente orbitava. Una pista che gli inquirenti starebbero seguendo con particolare convinzione alla luce del potere offensivo detenuto dai De Micco nella zona grazie all’alleanza con il clan Cuccaro di Barra.




L’assassinio di Nocerino sarebbe un chiaro monito lanciato dai De Micco agli affiliati: non si cambia bandiera, pena la morte. A fare fuco contro Nocerino sarebbero stati 2 killer armati di pistola semiautomatica calibro 7,65 (a giudicare dai bossoli rinvenuti dalla scientifica sul luogo dell’agguato).

Nel raid è rimasto ferito per errore un incensurato, il 33enne Fabio Tramontano, perito assicurativo che casualmente stava compiendo una perizia sul luogo dell’agguato. Fortunatamente per Tramontano, trasportato al Loreto Mare in codice rosso, solo una ferita ai glutei: secondo i medici nella sciagura l’uomo sarebbe stato comunque fortunato perché se la pallottola fosse penetrata pochi centimetri più in alto sarebbe rimasto quasi sicuramente paralizzato o avrebbe addirittura perso la vita.




Con i “tatuati”, alias i De Micco, non si scherza: Radio Mala parlerebbe di criminali oltremodo spietati e pronti a tutto pur di estendere i confini del proprio raggio di azione criminale. I De Micco godrebbero di un particolare ascendente sui giovani sbandati di Ponticelli molto simile a quello che una volta contribuì ad erigere il mito malavitoso dei Sarno, ras assoluti di Ponticelli.

La gente è terrorizzata: ancora una volta a pagare una vittima innocente rea solo di svolgere il proprio lavoro su un’area urbana in cui paradossalmente non si è più liberi di muoversi in sicurezza. Basta camminare senza saperlo accanto alla persona bersaglio dei killer, prendere un caffè nel bar sbagliato per finire i propri giorni crivellati di colpi come camorristi. Un particolare questo che dovrebbe far riflettere e non poco chi governa questo Paese: perché al momento il triste risultato è camorra 1 istituzioni 0.

Alfonso Maria Liguori



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