Duplice attentato dinamitardo a Sant’Antimo: l’incubo del racket

I titolari degli esercizi commerciali, che sono uno vicino all'altro, hanno dichiarato ai militari di non avere mai subìto minacce o richieste di estorsioni

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Duplice attentato dinamitardo a Sant’Antimo, dove la scorsa notte sono state fatte esplodere in rapida sequenza tre bombe di fattura artigianale, una davanti a un negozio di detersivi e due davanti a un bar. Gli ordigni fortunatamente hanno provocato solo danni a cose. In entrambi i casi sono state danneggiate saracinesche, vetrine e articoli in vendita. Sull’episodio stanno indagando i carabinieri.




I titolari degli esercizi commerciali , che sono uno vicino all’altro , hanno dichiarato ai militari di non avere mai subìto minacce o richieste di estorsioni. Con l’avvicinarsi del periodo di fine anno si ripropone con drammatica precisione l’incubo del racket : è questo il periodo dell’anno infatti in cui i clan per mantenere affiliati in carcere e familiari spremono sino all’inverosimile commercianti e imprenditori.

Denaro e merce : nulla sfugge alle maglie del sistema che oggi si troverebbe a fare i conti con equilibri criminali in continuo mutamento. Da un lato quello che resta della Nuova Famiglia , dall’altro baby gang determinate a imporre la propria leadership camorristica sul territorio. Un esercito di persone vive del pane della camorra : interi nuclei familiari da sfamare in un modo o nell’altro compiendo i più atroci crimini pur di monetizzare e in fretta. Basti osservare la dinamica degli ultimi agguati di mala per comprendere come i clan non si avvalgano di professionisti ma improvvisati giovinastri che per compiere un omicidio feriscono inutilmente un onesto cittadino nell’esercizio delle proprie mansioni lavorative.




E’ quanto accaduto giorni addietro a Ponticelli dove in un raid ha perso la vita il pregiudicato Ciro Nocerino. Un agguato che ha comportato il ferimento, fortunatamente non grave , di un innocente, il perito assicurativo Fabio Tramontano, sul posto per un sopralluogo tecnico legato al proprio lavoro. Questo è quello che succede a Napoli e nell’hinterland : agli organi d’informazione l’amaro compito di riportare sovente tragedie annunciate in un clima di inspiegabile immobilismo da parte delle istituzioni.

Alfonso Maria Liguori



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Pubblicista, con formazione scolastica classica e frequenza universitaria presso l'Ateneo Federico II di Napoli (corso di Laurea in Filosofia). Dal 2003 "Aml" è nato, giornalisticamente parlando, con il settimanale diocesano della Curia di Napoli "Nuova Stagione". Successivamente collabora con Cronache di Napoli, con Metropolis, con Napoli Più, svolgendo nel contempo attività di pubbliche relazioni e portavoce di politici. Impegnato nel sociale nel 2003 ha preso parte ad un progetto sociale per il recupero di minori a rischio promosso dall'associazione onlus "Figli in Famiglia" in collaborazione con il Tribunale per i Minori di Napoli. Ha curato eventi di solidarietà per associazioni onlus in favore di noti ospedali partenopei in collaborazione con l'Ubi Banca Popolare di Ancora. Ha diretto la trasmissione televisiva "Riflettori su Ercolano" (a sfondo sociale) per Tele Torre. Profondo conoscitore della strada e dei complessi meccanismi sociali che caratterizzano le problematiche di Napoli e della sua provincia, da anni collabora attivamente con il Gazzettino vesuviano.