Qualità della vita in Italia: Napoli al 107esimo posto su 110 province

Il M5s: "Quella che porta ad un baratro senza fine. Lo evidenzia la drammatica fotografia scattata dal Sole24Ore sul livello di qualità della vita delle 110 provincie d’Italia"

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Qualità della vita in Italia: Napoli al 107esimo posto su 110 province. E’ Belluno la capitale d’Italia per qualità della vita, seguita da Aosta, che lo scorso anno era in vetta, e Sondrio. In coda Caserta, preceduta da Taranto e Reggio Calabria. E’ quanto rileva il Sole 24 Ore nella sua annuale indagine nelle 110 province italiane. Arretrano le grandi aree urbane, Milano scende dalla seconda all’ottava posizione, Roma ne perde 11, ed ora è 24/a. Torino perde cinque posti ed è 40/a.




Crolla di ben 21 posizioni Genova, ora 48/a. Cambia poco a Palermo (97/a, guadagna due posti) e Napoli (al 107/o posto). L’indagine realizzata misurando ricchezza e consumi, lavoro, ambiente e servizi, demografia, giustizia e sicurezza e cultura. Da quest’anno anche parametri nuovi come acquisti online, gap retributivo di genere, spesa in farmaci, consumo di suolo, anni di studio degli over 25 e indice della litigiosità nei tribunali.

“Se la Campania è la regione che traina il Sud, almeno così la definì De Luca appena cinque mesi fa, da oggi sappiamo anche in quale direzione questa regione rischia di condurre l’intero Mezzogiorno già martoriato. Quella che porta ad un baratro senza fine. Lo evidenzia la drammatica fotografia scattata dal Sole24Ore sul livello di qualità della vita delle 110 provincie d’Italia. Un’istantanea che vede le aree metropolitane della nostra regione sempre più in affanno in ogni settore, al punto da guadagnare le posizioni più basse di questa speciale classifica, con Caserta che piomba addirittura all’ultimo posto”. E’ il commento dei componenti del Gruppo M5S al Consiglio regionale della Campania.




“L’aspetto più preoccupante che emerge dallo studio del Sole24Ore – sottolineano i consiglieri regionali M5S – è che a frenare lo sviluppo complessivo delle nostre province siano proprio quei settori sui quali De Luca sostiene di aver investito maggiormente. Lavoro, innovazione, servizi, ambiente, cultura sono alcune delle macro aree prese in esame. Tutte con il segno meno e tutte adottate da De Luca come modelli sui quali si sarebbe lavorato per rilanciare il territorio regionale.

E mentre proprio questa mattina a Napoli il ministro per il Mezzogiorno Claudio De Vincenti si è reso protagonista proprio con De Luca di uno show elettorale, a tre mesi dall’appuntamento con le urne, entrambi nei panni di piazzisti di posti di lavoro a centinaia di migliaia, peggio del più scontato Berlusconi, il governatore ha avuto il coraggio di annunciare che tra le sue sfide c’è quella di bloccare l’emorragia di giovani dal Sud, dimostrando che qui sarebbe possibile lavorare e vivere. Un proclama smentito da percentuali, oggetto della ricerca, tra le più basse del paese registrate in tema di disoccupazione giovanile, start up innovative, gap retributivo e numero di imprese per ogni 100 abitanti.




Dati con il segno meno hanno fatto registrare le politiche approntate per il rilancio della cultura, documentati da un numero in costante calo di librerie, teatri e cinema, segno evidente del disinteresse della Regione su questo settore. Se c’è un dato che continua a crescere, invece, è quello sull’emigrazione ospedaliera, sintomo del fallimento di un governatore che ancora ha il coraggio di raccontare la favola di una sanità ai livelli della Svezia. Parafrasando il celebre slogan ‘mai più ultimi’, dobbiamo oggi constatare che siamo sempre più ultimi”.



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