La politica incontra il boss? La camorra e i “soliti” misteri a Castellammare

La bomba potrebbe esplodere a breve a Palazzo Farnese se le indiscrezioni dovessero essere confermate

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camorra vesuviana castellammareSentiamo il fiato della camorra sul collo“. Con queste parole il sindaco di Castellammare, Antonio Pannullo, espresse la sua preoccupazione durante la presentazione della giunta nel mese di ottobre. Da quel momento, diverse cose sono cambiate con il Comune stabiese che è finito sotto la lente d’ingrandimento. Le sue dichiarazioni sono state attenzionate anche dalla Commissione Antimafia che lo ha convocato a Roma per discutere dei clan stabiesi. Secondo alcune indiscrezioni, il primo cittadino avrebbe ricevuto a Palazzo Farnese il boss Salvatore Imparato che gli avrebbe chiesto le concessioni per un parcheggio. Pannullo, però, immediatamente dopo la visita, si sarebbe recato dalle forze dell’ordine per denunciare il tutto e far partire le indagini, che sarebbero ancora in corso.




Ma durante l’udienza in Commissione Antimafia, Pannullo avrebbe parlato anche di un nuovo episodio che è stato secretato. Il tutto perché, probabilmente, non si possono svelare i risvolti delle indagini. La bomba potrebbe esplodere a breve a Palazzo Farnese se le indiscrezioni dovessero essere confermate. Secondo fonti investigative, infatti, potrebbero esserci stati dei contatti tra alcuni membri dell’esecutivo, e di altri esponenti vicini ai consiglieri, con alcune personalità di spicco del mondo camorristico. Per quale motivo? Non è lecito saperlo al momento. Le indagini continuano senza sosta così come quelle relative alla compravendita dei voti in merito al turno elettorale del giugno 2016. Si preannuncia un 2018 caldo per l’amministrazione comunale di Castellammare.

La potenza dei clan

Si sono, comunque, divisi la città di Castellammare in diverse zone d’influenza e detengono il potere in alcuni quartieri a rischio. Si sono specializzati nell’ambito delle estorsioni, del racket, dello spaccio e mantengono inalterato il proprio controllo nel comprensorio stabiese. I clan attivi nella città delle acque, nonostante gli arresti eccellenti, e nonostante le ultime condanne, dettano ancora legge in alcuni rioni riuscendo a portare a termine i propri affari illeciti. I D’Alessandro e i Cesarano, prima nemici, ora amici, alla guerra hanno preferito la pace così da non avere il fiato sul collo delle forze dell’ordine e amministrare in tutta tranquillità il proprio piccolo impero.




L’omicidio di Antonio Fontana, in estate, potrebbe essere stato un “semplice” regolamento di conti considerato anche che ‘o Fasano era nella “black list” (essendo un ex pentito) della cosca di Scanzano. Tutto ciò non avrebbe minato gli equilibri tra i due grandi clan.

D’Alessandro e Cesarano

Per quanto riguarda i D’Alessandro, anche da quanto emerge dalla relazione DIA, secondo semestre 2016, hanno mantenuto il controllo della zona collinare (Scanzano e Quisisana) e hanno esteso il proprio dominio anche all’Acqua della Madonna che potrebbe essere considerata la sede operativa del clan. E’ qui, infatti, che avviene lo spaccio e dove vengono nascoste le armi (come testimoniato dagli ultimi sequestri). Il tutto perché la sede direzionale, quella di Scanzano, deve essere intoccabile e non attirare le attenzioni delle forze dell’ordine. Grazie ad un’alleanza con i Di Martino dei Monti Lattari, i maggiori produttori di marijuana nel comprensorio stabiese, riforniscono i propri quartieri senza difficoltà.




A loro si contrapponevano, almeno fino a qualche anno fa, i Cesarano di Ponte Persica. Adesso le due cosche hanno raggiunto un livello di calma apparente, evitando di farsi la guerra e dividendosi la città in zone d’influenza. I Cesarano controllano la zona Nord e in modo particolare il quartiere Savorito, centrale dello spaccio stabiese, che viene gestito da una famiglia alleata, gli Imparato. La droga arriva in città grazie alle collaborazioni con alcune cosche di Torre Annunziata (soprattutto i Tamarisco) e dell’hinterland napoletano. Particolarmente attive sono anche le estorsioni soprattutto ad alcuni imprenditori edili presenti in città.

E, in concomitanza con le feste natalizie, secondo alcune indiscrezioni, i tassi dei clan aumenterebbero del 20%: si passa dai 300 euro ad un negozio di piccole dimensioni ai 1000 euro delle attività più sviluppate. Gli imprenditori sarebbero costretti a pagare cifre altissime che si aggirano sui 1500 euro. Il tutto in una città dove il famoso Circolo della Legalità, presentato con tanto orgoglio dal sindaco Pannullo, non è ancora attivo dopo oltre sei mesi dall’inaugurazione dei locali di corso Garibaldi, sequestrati alla camorra e riconsegnati per scopi sociali. Imprenditori, quindi, sempre più soli e vittime della criminalità.