Castellammare, Articolo Uno attacca: “Giunta inefficiente, troppe criticità in città”

Villa comunale, Palazzo del Fascio, corso De Gasperi, Terme: sono solo alcuni dei temi trattati da Articolo Uno MDP

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A circa due mesi dal recente rimpasto di giunta che avrebbe dovuto segnare un cambio di passo nell’amministrazione comunale di Castellammare, Articolo Uno Movimento Democratico e Progressista rimarca tutte le criticità precedentemente espresse in merito allo stato in cui versa la città delle acque. E’ ormai evidente che gli “allargamenti” o “sconvolgimenti” dell’assetto politico del governo Pannullo non abbiano rappresentato la risposta ai problemi e la soluzione che gli stessi cittadini aspettavano.

“Nel corso dei mesi – spiega Articolo Uno – le difficoltà si sono fatte via via più grandi e più evidenti, come più evidente si è fatto il rischio di un isolamento nei confronti di segmenti sempre più larghi della società. Nessun momento di svolta profonda si è avuto nei rapporti con la società stabiese, da un lato, in quello con le altre istituzioni, prima di tutto con la Giunta Regionale e l’assemblea regionale dall’altro. Castellammare appare sempre di più una città abbandonata a se stessa dove a farla da padrona è l’improvvisazione.

L’assenza dei luoghi di discussione, visti come spazio di confronto e come spazio di accrescimento individuale e collettivo, è un dato di fatto che segna anche l’andamento della vita istituzionale. Non possono passare inosservate, e a noi non passano, le recenti dimissioni del presidente del consiglio, così come le dichiarazioni, rilasciate dallo stesso. Ancora una volta nella storia recente di questa città, un esponente della maggioranza fa riferimento a metodi fascisti all’interno di una coalizione che ormai assomiglia sempre più ad un amalgama incolore. E oggi l’ex vicesindaco ribadisce sulla stampa i tentativi di ingerenze”.

La delibera salva – Sint e Terme di Stabia

“Il rumore del silenzio il leit motiv che ha accompagna ogni vicenda politica – spiegano -. Lo stesso che si registra su ogni tema. Fatta eccezione per gli annunci roboanti delle grandi conquiste portate a casa dalla maggioranza, non ultima l’approvazione della delibera Salva Sint. Su un tema così delicato ci saremmo aspettati una riflessione ampia e pacata con tutte le parti in causa. A 18 mesi dall’insediamento dell’amministrazione Pannullo è legittimo porre alcune domande, chiedere dei chiarimenti, senza per questo apparire prevenuti, animati solo da spirito critico e distruttivo; o peggio ancora come persone non interessate a dare un contributo per la soluzione dei problemi che ha la nostra città.

E’ con questo spirito che vogliamo porre l’accento sulle scelte che non ci convincono, evidenziare i ritardi e i silenzi su temi che erano stati presentati dall’amministrazione come avviati a soluzione. La vicenda delle Terme riassume questo pericoloso e ondivago modo di procedere. Nel consiglio comunale del 27 novembre le opposizioni hanno evidenziato in una termenota gli aspetti che non convincono della delibera salva Sint e del piano industriale allegato e avanzato la proposta dettata dal buon senso di richiedere un parere preventivo alla Corte dei Conti prima d’impegnare risorse pubbliche. In questi giorni, infatti, abbiamo pagato al buio una prima rata di 865 mila € alla banca senza avere la certezza che la società Sint si possa salvare.

Rischiamo di prendere atto a breve, senza dovere aspettare l’avvio delle procedure previste nella delibera, che il piano presentato non funzioni. Basta soffermarsi su alcuni punti, per chi conosce lo stato in cui versano i due stabilimenti termali e le strutture della caserma critallina e dell’Hotel delle Terme, per rilevare che i dati in possesso del Comune e della Sint, riferiti al valore dei danni subiti, differiscono notevolmente da quelli indicati nel piano predisposto dall’advisor. Solo qualche esempio: la Sint nel Piano Aziendale 2015-2019 annota in oltre 6 milioni di euro il costo per ridare funzionalità al complesso immobiliare degradato delle Nuove Terme, non superabile con semplici interventi di manutenzione. Lo stesso ufficio tecnico del Comune nel 2017, in un nuova stima, valuta che i danni prodotti, a seguito della mancanza di qualsiasi tutela del bene, superano i 10 milioni di €. Nel piano l’advisor, riferendosi alla Nuove Terme potrebbe portare avanti un investimento tra i 5 e i 10 milioni di €”.

Non mancano all’appello anche le Antiche Terme: “Il Comune certifica che i danni ammontano a 650 mila euro, e considerando gli arredi e le apparecchiature necessarie, per l’avvio necessitano non meno di 2 milioni di euro,mentre nel piano se ne prevedono 200 mila. Si prevede di ricavare dalla vendita di altri cespiti, tra cui l’area del pallone geodetico (affidata al Comune e sulla quale abbiamo investito da pochi anni 900mila euro), circa 2.323.550. Come è ipotizzabile pensare di riscuotere i canoni già dal 2018? Le stesse ipotesi di sviluppo del settore contenute nel piano avrebbero meritato ben altro confronto e approfondimento con la città, le parti sociali; e maggiori chiarimenti sarebbero stati opportuni sulle convenzioni per le prestazioni sanitarie e le concessioni delle acque minerali. Noi restiamo convinti, come esposto nel documento delle opposizioni, che anche i ritardi di questi mesi stanno contribuendo a rendere più difficile la ricerca di una soluzione. Restiamo, altresì, convinti a fronte di una situazione così complessa e tale da richiedere ingenti investimenti, che solo l’intesa con altri livelli istituzionali, e la possibilità di utilizzare strumenti che la finanza pubblica mette a disposizione, potrebbe incoraggiare e favorire l’indispensabile apporto dei privati”.

Aree di crisi complesse

La conferma della città nelle aree di crisi complesse, potrebbe rappresentare, secondo Articolo Uno, “l’opportunità per candidare le Terme come una priorità da affrontare Serve quindi il tavolo con la Regione, serve rompere l’isolamento nel quale la città è piombata. Servirebbe uno scatto e un lavoro che si basi su un piano, un progetto per la città. Per Fincantieri c’è stato l’impegno e la convergenza di tutti i gruppi politici, è un bene che sia stato così. Stiamo aspettando però da mesi che questi decisivi incontri con vari Ministri producano delle ricadute positive per le prospettive del Cantiere a partire dal problema della costruzione del bacino. Sullo stabilimento Fincantieri non si può scherzare.

Il fatto che non riusciamo ancora ad avere un tavolo desta preoccupazione. Non possiamo sentirci impegnati solo quando scattano le emergenze, o quando sulla stampa emergono delle criticità, per poi accantonare le cose fino al prossimo allarme.

Reggia, villa e Casa del Fascio

“A un anno dal voto positivo di tutto il consiglio comunale sulla delibera che delineava l’accordo con la Soprintendenza per la Reggia, si può sapere come stanno le cose? E come stanno le cose per la villa, la Casa del fascio, via De Gasperi? Continuate a comunicare : tranquilli ci penso io è tutto risolto. Noi chiediamo certezze affinché non si paventi il rischio di perdere anche i fondi Europei assegnati. E risposte e una iniziativa forte avrebbe bisogno la stessa situazione disastrosa dell’ospedale. Le denunce dei sindacati, gli episodi di malasanità avrebbero dovuto almeno stimolare un’attenzione diversa su un tema così avvertito dai cittadini.

Le stesse politiche sociali, com’è stato denunciato anche recentemente da consiglieri dell’opposizione, confermano si sta procedendo in modo sbagliato e non rispondente alle esigenze di chi vive condizioni di disagio. Sul tema poi del dissesto idrogeolo

gico, degli allagamenti ci sentiamo davvero rassicurati da quanto si sta facendo. I cittadini lo stanno costatando a ogni pioggia. Siamo cosi bravi da poter fare a meno anche dell’Ente Parco, che abbiamo nei fatti, non rinnovando il contratto, sfrattato dalla Reggia. Piano casa, Centro Antico, Savorito, Periferie,zona ASI ,annunci e non un solo atto che indichi in che modo si pensa di procedere. Sul problema del commercio e dei dehors siamo allo stravolgimento della realtà: arriva in consiglio solo il 24 novembre un regolamento già pronto dall’inizio della consiliatura e già si grida al miracolo.

Si cerca di occultare ritardi, errori e a nostro avviso una serie di problemi non risolti relativi alle distanze dai fabbricati, al rischio di dovere richiedere un vero e proprio permesso a costruire, al mancato coordinamento con gli altri regolamenti. Ma il dialogo non è all’ordine del giorno a Palazzo Farnese. Così come non lo è la programmazione a partire dalle piccole cose. Poco importa; se perdiamo , come sembra, il finanziamento regionale per gli spettacoli, non è un problema, e non lo è neanche se manca la programmazione per il Natale o quella estiva si sposta a novembre e poi scompare e se qualche fattura è messa comunque in pagamento. Si dimettono il direttore artistico, il vice sindaco, il presidente del consiglio ma a chi amministra la città interessa solo che si sia liberata un’altra poltrona da assegnare.

Ci sono i numeri?

“I numeri ,forse, ci sono ancora per continuare questo gioco, fino a che punto gli elettori consentiranno al PD di continuare a ridurre i temi della città a gioco interno alle varie fazioni, lo capiremo alle prossime elezioni. Noi restiamo convinti che il tema sia quello della programmazione. Una città si amministra se c’è programmazione se si ha chiaro ciò che si vuole ciò che i cittadini chiedono in nome della legalità e della trasparenza. Il Comune deve essere una casa di vetro sempre nei fatti e non solo a parole. Noi pensiamo che l’unico antidoto allo stato attuale sia rappresentata dalla partecipazione della città attiva alla politica.

Castellammare è una città da riannodare e tenere insieme, dal centro antico al fiume Sarno. Dobbiamo stringere legami più forti tra il centro e le periferie della città, tra i giovani e gli anziani, tra i servizi e la richiesta di nuovi diritti che caratterizzano questa epoca, tra la vita di tutti i giorni e la speranza per il domani. La piazza virtuale deve ritornare ad essere piazza reale . Non è possibile immaginare di nuovo la nostra città, senza ricostruire una grande rete di capacità e di passioni diffusa in tutto il territorio. Una rete interessata a quello che gli succede attorno, non isolata o frammentata. Questa è la missione che Articolo Uno si pone :investire davvero nel capitale umano della città, farlo essere, e non solo sentire, attore protagonista di una sfida collettiva che parli di lotta alla camorra, di sostenibilità ambientale, di conoscenza, di welfare di comunità, di rigenerazione della città come bene pubblico e nella difesa dei beni comuni, di presente e di futuro che non abbia il timore di affrontare il tema della governance Metropolitana. Tutte le scelte strategiche importanti che abbiamo davanti riguardano non la sola città di Castellammare ma l’intera area metropolitana” conclude Articolo Uno.