Quadrilatero delle Carceri a Torre Annunziata: le armi e la droga della camorra

Le nuove leve sarebbero divise in due schieramenti: uno pronto a “tradire” il casato dei valentini per convenienza economica e l’altro determinato a ricompattare il clan

0
1875

quadrilatero delle carceri crolli torre annunziataQuadrilatero delle Carceri a Torre Annunziata : regno incontrastato del clan Gionta dove le istituzioni per decenni hanno faticato persino ad entrare. Storico nascondiglio di armi e droga della camorra : secondo alcune indiscrezioni informative delle forze dell’ordine alla Procura avevano indicato la presenza in loco, ben occultato tra botole e passaggi nascosti all’interno di edifici fatiscenti, dell’arsenale del clan.




Un particolare questo che avrebbe permesso in più occasioni a giovanissimi affiliati dei Gionta di armarsi rapidamente e colpire nonostante i vertici dell’organizzazione criminale siano da anni ospiti delle patrie galere. Oggi però qualcosa tra i vicoli di Torre Annunziata starebbe scambiando : le condanne eccellenti con fascicoli personali che recitano “ fine pena mai ”di figure apicali del clan , tra cui lo stesso padrino Valentino Gionta e Umberto Onda ritenuto capo indiscusso del gruppo di fuoco dei valentini, e i sequestri eccellenti di beni immobili e mobili avrebbero indebolito progressivamente un gruppo criminale stuzzicando le mire espansionistiche degli storici rivali Gallo –Cavalieri.

Per comprendere a fondo la logica malavitosa di Torre Annunziata occorre calarsi nell’humus sociale che ha caratterizzato intere zone del paese per decenni : soprattutto nel centro storico e a ridosso dell’area portuale il nome di Valentino Gionta è stato sinonimo di potere, carisma malavitoso e fonte di sostentamento per centinaia di famiglie che dalle attività illegali del ras traevano sostentamento.




Poi le guerre interne per il controllo degli affari illeciti con il rivale Pasquale Gallo, alias ‘o Bellillo: il super boss della camorra di Torre Annunziata che giurò di uccidere il ras rivale Valentino Gionta. Una faida iniziata alla fine degli anni ’80 e combattuta a suon di morti ammazzati per le vie oplontine : particolarmente eclatante il raid compiuto dai Gallo che con un’autovettura penetrarono nella roccaforte dei Gionta a Palazzo Fienga e, fingendosi carabinieri, riuscirono ad uccidere due pezzi da 90 dei “valentini”.

Oggi le nuove leve malavitose sarebbero divise in due schieramenti : uno pronto a “tradire” il casato dei valentini per convenienza economica e l’altro determinato a ricompattare il clan e dar vita all’ennesima mattanza di camorra , pronto a tutto pur di vedere sventolare su Torre Annunziata, criminalmente parlando, la bandiera dei Gionta. In mezzo gli onesti cittadini che vivono nel timore di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato.

Alfonso Maria Liguori



Condividi
PrecedenteA Sorrento, un “ponte” di musica con circo, gospel e street band
SuccessivoOmicidio di Genny Cesarano a Napoli: ergastolo per i 4 killer
avatar
Pubblicista, con formazione scolastica classica e frequenza universitaria presso l'Ateneo Federico II di Napoli (corso di Laurea in Filosofia). Dal 2003 "Aml" è nato, giornalisticamente parlando, con il settimanale diocesano della Curia di Napoli "Nuova Stagione". Successivamente collabora con Cronache di Napoli, con Metropolis, con Napoli Più, svolgendo nel contempo attività di pubbliche relazioni e portavoce di politici. Impegnato nel sociale nel 2003 ha preso parte ad un progetto sociale per il recupero di minori a rischio promosso dall'associazione onlus "Figli in Famiglia" in collaborazione con il Tribunale per i Minori di Napoli. Ha curato eventi di solidarietà per associazioni onlus in favore di noti ospedali partenopei in collaborazione con l'Ubi Banca Popolare di Ancora. Ha diretto la trasmissione televisiva "Riflettori su Ercolano" (a sfondo sociale) per Tele Torre. Profondo conoscitore della strada e dei complessi meccanismi sociali che caratterizzano le problematiche di Napoli e della sua provincia, da anni collabora attivamente con il Gazzettino vesuviano.