Chi ha premuto il grilletto quella maledetta sera del 31 dicembre 2007 ha fatto fuoco contro la società civile attentando vigliaccamente alla vita di un onesto padre di famiglia

“Ringrazio le Istituzioni per essere intervenute all’inaugurazione della sede dell’Associazione “Giuseppe Veropalumbo”, ubicata in un immobile confiscato alla camorra sito in Torre Annunziata. Un appartamento in cui ho investito i miei risparmi e quelli di mio marito Peppe  perché fosse idoneo ad ospitare le iniziative per la legalità già in programma”: all’inaugurazione di una base logistica che rappresenta il trionfo della  legalità e della giustizia sul costume mafioso, queste sono state le parole di Carmela Sermino, presidentessa dell’Associazione “Giuseppe Veropalumbo”, carrozziere oplontino ucciso da un proiettile vagante la sera del 31 dicembre 2007 (ad oggi resta sconosciuto il responsabile) mentre si trovava seduto a tavola di casa sua per festeggiare il capodanno in famiglia.

Presenti per l’occasione il sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore, il vicepresidente della Regione Campania Fulvio Bonavitacola, l’ex procuratore capo di Torre Annunziata Diego Marmo, l’ex procuratore capo di Napoli Giandomenico Lepore, il presidente nazionale della FAI (Antiracket) Tano Grasso, il sindaco di Torre Annunziata Vincenzo Ascione, l’ex sindaco Giosuè Starita, il presidente della Terza Municipalità di Napoli Ivo Poggiani, il comandante del Gruppo Carabinieri col. Filippo Mechiorre, il comandante della Compagnia dei Carabinieri, magg. Luigi Coppola, il primo dirigente del Commissariato di Polizia Vincenzo Gioia, il comandante della Polizia Municipale, col. Mario Accardo, il rettore della Basilica della Madonna della Neve, mons. Raffaele Russo.

Carmela Sermino  ha sottolineato con forza la necessità di ricevere assistenza concreta da parte delle Istituzioni: “A nome delle tante famiglie delle vittime innocenti di camorra – ha precisato Sermino – desidero sensibilizzare con forza le autorità competenti perché chi è stato tanto ingiustamente colpito dalla criminalità non si debba poi sentire abbandonato a se stesso e in balia degli eventi. Qui si parla di nuclei familiari senza alcun sostentamento, persone oneste che devono lottare con la vita ogni giorno perché private del bene più caro dalla cinica mano del sistema. Il tempo delle chiacchiere è finito: chi ha premuto il grilletto quella maledetta sera del 31 dicembre 2007 ha fatto fuoco contro la società civile attentando vigliaccamente alla vita di un onesto padre di famiglia.

Guardo in viso mia figlia Ludovica, all’epoca dei fatti sulle ginocchia del papà con i suoi teneri 14 mesi di età, e mi rendo conto di quanto ci sia stato portato via, del vuoto incolmabile di una ragazza che porterà nel cuore sempre il ricordo di un’ombra non avendo avuto il tempo materiale di vivere il papà. Ringrazio le tantissime persone che hanno creduto e credono nel mio umile impegno e in particolare il vice presidente dell’Associazione “Giuseppe Veropalumbo” Gino Monteleone per la continua disponibilità, la stima e il grande affetto sempre mostrati nei miei confronti”.

Della serie: da Torre Annunziata il messaggio di Sermino è inequivocabile, agire concretamente e in tempi utili per il bene delle famiglie delle vittime innocenti di camorra.

Alfonso Maria Liguori