Con un incremento di visitatori nel 2017  pari a quasi il trenta per cento, rispetto agli ingressi registrati nel 2016,  il Museo Archeologico di Nola si conferma come una delle realtà culturali più interessanti dell’area che si trova a cavallo delle province di Napoli e Avellino. Difatti, riuscire a superare le cinquemila presenze per un contenitore museale di “provincia”, ovvero situato alla periferia dei grandi flussi turistici che interessano siti Top star come Pompei, Ercolano e Oplontis, è sicuramente difficile. Eppure l’archeologico nolano c’è riuscito.

La bella performance tuttavia lascia l’amaro in bocca perché ben altri, e certamente migliori, sarebbero potuti essere i numeri dell’incremento se solo fossero stati proposti gli altri reperti ritrovati nel corso della campagna di scavi di “Croce di Papa”, sito nel quale si riportò alla luce quel villaggio preistorico della cui unicità hanno parlato archeologi e studiosi di valore.  E se, ancora, trovasse la sua collocazione definitiva tra le numerose sale anche il bel mosaico di circa venti metri quadrati, ritrovato durante i lavori fognari in via Giacomo Imbroda, a Nola, negli anni ’60 del secolo passato. Il reperto, che è a tessere bianche e nere e propone un prezioso tessuto musivo fatto di losanghe, tra gli altri disegni, e figure geometriche, sta nascosto sin dall’epoca del rinvenimento nei depositi del Museo Archeologico di Napoli. E questo nonostante le continue e pressanti richieste arrivate agli archeologi da parte dei cittadini e di associazioni culturali del territorio.

Il Museo Archeologico di Nola è nato nell’estate del 2000 (ma venne inaugurato nel 2001) in un edificio che fu Convento delle Canossiane, e si trova nel centro storico di Nola. Chiuso e riaperto alcune volte, per lavori di ampliamento, dal 2009 è di nuovo visitabile senza problemi.

Nelle sue sale ospita sia reperti unici del Bronzo Antico provenienti dal Villaggio Preistorico di via Croce del Papa, a Nola, sia reperti  dello stesso periodo provenienti da Palma Campania, Masseria Tufano, a Saviano, Cava Zennillo, a Ottaviano. Oltre, ovviamente a tanti altri reperti di origine greca, osca, sannita, etrusca e romana.

Giacomo Franzese, attuale direttore responsabile del Museo, mentre glissa sulla futura sede del mosaico e dei reperti del Bronzo – ha dichiarato comunque di aver chiesto agli enti competenti di poter entrare in possesso di quel materiale – si dice soddisfatto dell’incremento dei visitatori.

Annunciando, contemporaneamente l’avvio, entro marzo 2018, di una esposizione di reperti archeologico – naturalistici titolata “Cultura e Natura” il cui progetto espositivo prenderà il via non appena l’otto gennaio prossimo terminerà l’esposizione “OfficinArs”, la mostra collettiva di giovani artisti contemporanei che nelle ultime settimane ha interessato le sale delle “Canossiane”.

Romilda Barbato