A Pomigliano lo spettacolo “Certe notti con Luciano – io, Ligabue ed Altre Storie”

Lo spettacolo si terrà sabato 13 alle ore 20 e 45 presso il Teatro pomilio “Gloria”

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Dopo il grande successo riscosso a Napoli continua la tournee di “Certe Notti con Luciano – Io, Ligabue ed Altre Storie”. Questa volta il regista Felice Panico (nella foto) approda nella sua terra d’origine, Pomigliano d’Arco, a lui cara. Lo spettacolo, infatti, si terrà sabato 13 alle ore 20 e 45 presso il Teatro pomilio “Gloria”.






Classe 1981 il Panico si trasferisce nel 1999 a Roma, dopo la laurea conseguita presso l’università La Sapienza” di Roma in “Saperi e Tecniche dello Spettacolo”, oltre alla prolifica attività di regista ed attore ha all’attivo diverse pubblicazioni poetiche ed in prosa, ricevendo numerosi riconoscimenti in campo artistico. Ha collaborato, fra gli altri, con Marco Baliani, Roberto Andò, Giancarlo Sepe, Piero Maccarinelli, Giuseppe Bertolucci, Rocco Papaleo, Alessandro Haber, Giovanni Veronesi e Giampiero Solari.

Dal 2010 è direttore artistico e regista del laboratorio teatrale per allievi attori under 30 promosso a Pomigliano D’ Arco (NA) dall’ Ente Teatro Pubblico Campano. Nel 2013 vince il premio “Carlo Feltrinelli-Il Razzismo E’ Una Brutta Storia (sezione teatro)” con lo spettacolo “Vai, Vivi e Diventa”. Sempre nel 2013 pubblica con Caracò Editore il libro di racconti “Terzo Tempo – Quindici Storie di Sport”. Ha collaborato, fra gli altri, con Marco Baliani, Roberto Andò, Giancarlo Sepe, Piero Maccarinelli, Giuseppe Bertolucci, Rocco Papaleo, Alessandro Haber, Giovanni Veronesi e Giampiero Solari. Nel 2015 ha firmato la regia dello spettacolo “The Open Game” prodotto dal Teatro Stabile di Napoli. Dal Novembre 2016 è assistente personale del maestro Maurizio Scaparro.




Nel 2017 è finalista di “Fantasio – Festival Internazionale di Regia” a Trento.in scena sabato 13 gennaio 2018 al Teatro Gloria di Pomigliano d’Arco (NA). Lo spettacolo di teatro-canzone scritto, diretto e interpretato da Felice Panico approda questa volta nella città natale del suo autore e regista.

Lo spettacolo, segna il suo amore per il cantante Ligabue, miscela sapientemente risvolti autobiografici ponendo il musicista emiliano sia come faro che come leitmotiv della sua vita, in bilico tra arte, musica e teatro. A far da sfondo, all’opera, infatti, immancabile colonna sonora della vita dell’autore, i brani di Luciano Ligabue che sul palco si fondono – eseguiti rigorosamente dal vivo – con i racconti divertenti e a volte agrodolci che segnano la piccola storia personale ma anche i cambiamenti generazionali del nostro Paese degli ultimi venticinque anni.

Lo spettacolo ha inizio in una piccola città di provincia – la stessa Pomigliano – con un ragazzino alle prese con il primo strumento musicale, l’adolescenza che incalza e di cui il brano Certe Notti ne segna la graziosa sintesi tra ribellione e romanticismo tipo di quella età “un vizio che non voglio smettere mai”, poi l’università, il transito all’età adulta.
In scena assieme all’autore e interprete Felice Panico (voce e chitarra) la band composta da Ernesto D’Arienzo (percussioni), Umberto Esposito (tastiere), Giovanni Nocerino (basso), Davide Tammaro (chitarra).

“Le canzoni fanno e disfano la vita di un cantante, ma secondo me fanno e disfano soprattutto la vita delle persone. Per come sono capaci di entrare dentro di noi. Di trasformarsi nei pezzi di specchio in cui giorno dopo giorno ci guardiamo cambiare.” Afferma il Panico nelle note di regia, ed aggiunge “Badate bene, pezzi di specchio, scaglie di vetro riflettente, tagliente e fragile. Grazie ed esse ci ritroviamo, ci riscopriamo e se abbiamo il coraggio di toccarle davvero ci feriamo, versiamo sangue, perché niente come una canzone sa riesumare tutti i nostri ricordi, compresi quelli che abbiamo cercato di rimuovere, ma che nell’ attimo di un verso o di un accordo ritornano per presentarci il conto.”

E conclude: “Ma sono belle le ferite provocate dalle canzoni, sono le uniche ferite che, pensateci, lasciamo consapevolmente aperte. Perdiamo sangue, è vero, ma facciamo posto a sangue nuovo; quello che ci serve per rinascere, per ricominciare, ferite che aiutano a crescere e non fanno male”.

Giovanni Di Rubba