“Sparalo, sparalo a questo infame”: il rituale dietro la sparatoria e gli arresti a Castellammare

La sparatoria è avvenuta il 10 dicembre 2016 all'esterno del bar Ottantadue di corso Garibaldi, a pochi metri dalla villa comunale di Castellammare

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“Sparalo, sparalo a questo infame”. La pistola è pesante, tutto intorno i familiari urlano, gli danno delle pacche sulle spalle, è il caos. Lui, 16 anni, punta la pistola prima al volto, poi la abbassa al petto: nel mirino c’è chi ha osato intromettersi in una lite poco prima. E’ quasi un suo coetaneo. Lui esita, tentenna. “Sparalo, sparalo”, gli gridano. Abbassa ancora l’arma. Fa fuoco alle gambe: il sangue, le urla di dolore. Il rito di iniziazione è compiuto.




E’ questo il retroscena principale dell’inchiesta che ieri ha portato in carcere 8 persone a Castellammare di Stabia per concorso in detenzione e porto di armi da fuoco e lesioni aggravate. Gli arrestati fanno quasi tutti parte della famiglia Fontana del rione Acqua della Madonna. Le indagini sono state effettuate dalla squadra investigativa del commissariato di Castellammare coordinata dalla Procura di Torre Annunziata e dalla Procura dei minorenni di Napoli.

La sparatoria è avvenuta il 10 dicembre 2016 all’esterno del bar Ottantadue di corso Garibaldi, a pochi metri dalla villa comunale di Castellammare. La vittima doveva essere punita perché si era frapposta in una lite tra il minorenne che poi gli avrebbe sparato ed un’altra persona non identificata. Dopo questo episodio è stato organizzato un raid punitivo ad opera dell’intero nucleo familiare del giovane realizzato con l’utilizzo di bastoni e due pistole, un revolver con canna lunga ed una pistola semiautomatica. Il commando, individuata la vittima seduta al tavolo di un bar, incurante della presenza di numerosissimi giovani presenti per la movida della domenica sera, è sopraggiunto a bordo di quattro moto.




Chi era con la vittima è stata picchiata con i bastoni, mentre il ragazzo teneva il dito sul grilletto. L’intera spedizione, è una delle ipotesi di polizia e pm, si sarebbe rivelata l’occasione giusta per “iniziare” il giovane alle armi da fuoco, ai raid a colpi di pistola, al sangue, alle urla di dolore, all’adrenalina. Un rituale, un rito iniziatico. Abbiamo visto qualcosa in film e serie tv. Ma questa è la realtà: il ragazzo tentennava. Chissà cosa gli passava per la testa: la scuola, le partite a pallone, la carriera criminale già scritta?

Indietro non si torna, ora c’è la comunità poi chissà. “Sparalo, sparalo a questo infame”.

Francesco Ferrigno



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