Pompei Gay Pride, il 30 giugno il corteo: è polemica

Fratelli d’Italia: “no a un Carnevale indecoroso”

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L’OndaPride nazionale arriva a Pompei. Il Coordinamento Campania Rainbow ha deciso: il Gay Pride si terrà il 30 giugno nella città mariana.  “Dopo Salerno, Benevento, Caserta, Bagnoli e i vari Pride napoletani, – commentano gli attivisti – l’orgoglio LGBT sfilerà per la prima volta in Campania in una città, seppur altamente simbolica e di grande interesse internazionale, non capoluogo di provincia”.





Al centro della manifestazione la difesa della laicità dello Stato, il matrimonio egualitario e la difesa delle istanze LGBT dopo la legge Cirinnà, ma soprattutto “una grande occasione di confronto e crescita per il territorio sui diritti civili e di cittadinanza di tutte e di tutti”. Un’assemblea pubblica per definire il percorso verso il corteo di giugno è stata stabilita per il 3 febbraio alle 16, presso la sede dell’Arcigay Vesuvio Rainbow in via Pasquale Fusco 1, a Torre Annunziata.

 

La polemica

A partire dall’annuncio della decisione è scoppiata la polemica. Il sindaco Pietro Amitrano non nasconde il suo disappunto per aver saputo la notizia dai media. “Non ho ricevuto alcuna richiesta per autorizzare nessuna manifestazione. Qualche mese fa incontrai informalmente Antonello Sannino che mi accennò l’intenzione, ci dicemmo che ne avremmo parlato. In pratica mi hanno messo sul fatto compiuto. Un atteggiamento scorretto quanto meno nei confronti di questa amministrazione, ma anche di coloro che si attengono alle procedure”.

A stretto giro è arrivata la replica del presidente di Arcigay Napoli. “Non abbiamo bisogno delle autorizzazioni del sindaco – risponde Sannino – ci serve il via libera di prefettura e questura. Il Comune non ha risposto alla nostra mail ma in ogni caso la manifestazione a Pompei la faremo, devono solo cacciarci con gli idranti. Manifesteremo a Pompei, come in tutto il mondo perché è un diritto in uno stato libero”.




“Spetta al comando di Polizia concedere l’autorizzazione per eventuali manifestazioni”, spiega il Vice Questore aggiunto Angelo Lamanna che, precisa, “al momento non risulta pervenuta alcuna richiesta in merito al Gay Pride”. Dunque, il primo cittadino può solo decidere di concedere o meno il patrocinio.

Interviene anche Fratelli d’Italia che evidenzia “una mancanza di rispetto non solo delle Istituzioni pompeiane ma anche di tutti gli altri cittadini” e promette battaglia. “Ci batteremo affinché il Gay Pride di Pompei non diventi un Carnevale indecoroso come quello messo in scena in altre città d’Italia ma mantenga contorni caratterizzati dal senso civico da parte degli organizzatori e di chi vi parteciperà.

Il nostro, per tanto, non vuole essere un attacco né una discriminazione. E’, invece, una richiesta che l’orgoglio omosessuale venga difeso dai manifestanti senza, però, turbare cittadini e visitatori di Pompei. La nostra è una città che accoglie, ogni giorno, fra abitanti e turisti, migliaia di persone che magari possono rispettare cortei come questi ma senza condividerlo. Noi di Fratelli d’Italia Pompei, pretendiamo che, nella città del Santuario della beata Vergine del Rosario, il Gay Pride venga strutturato in modo diverso, senza scene vergognose, ostentazioni pubbliche e senza creare disagi al traffico e all’ordine pubblico. E che, prima di essere realmente programmato, venga approvato dalle Istituzioni cittadine o, quanto meno, ci sia un passaggio formale che legittimi l’appuntamento di giugno fra organizzatori ed amministrazione”.

Roberta Miele