Torre Annunziata, 50 anni di abusi: l’inchiesta sul crollo di Rampa Nunziante

Alcuni tecnici si sarebbero incontrati per dare ordini precisi ai muratori e iniziare così i lavori che, sarebbero dovuti terminare entro la fine dell’estate

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Mezzo secolo di irregolarità. È quanto emerge dalle indagini sul crollo della palazzina a Torre Annunziata che ha ucciso otto persone. Ieri l’architetto Massimiliano Bonzani è stato raggiunto dal divieto di dimora in Campania perché, oltre ad essere indagato insieme ad altre dodici persone, potrebbe «produrre altri documenti illeciti»; ma dalla Procura oplontina trapelano altre notizie.  Del 1957 il primo atto contenuto nel fascicolo 172: una licenza per costruire un «piccolo fabbricato», composto da «una piccola autorimessa», un «piano rialzato di due vani accessori» e di un «piano superiore di quattro vani». A richiederla e ottenerla, la signora Grazia Monfregola, come scrive il quotidiano Metropolis.




Due anni dopo, il primo documento anomalo. Il 25 maggio 1959 la donna aveva ottenuto una licenza di abitabilità. Per gli inquirenti, istanza e autorizzazione sono «false», poiché «relative ad un immobile totalmente diverso da quello autorizzato» nel documento risalente a due anni prima. L’edificio infatti non era più su due livelli, ma era costituito di un pianterreno e cinque piani superiori.

Il fascicolo, secondo i magistrati, negli anni è stato arricchito di altri atti falsati come «la pratica post-terremoto» e i «contratti successivi» in cui non sono mai state rilevate le discrepanze tra la prima licenza e la situazione di fatto successiva. È in tale quadro che si inserisce la figura di Bonzani.




L’uomo, accusato di falso in atto pubblico e nelle istanze urbanistiche, è considerato «particolarmente abile nelle falsificazioni», oltre che «ben addentrato negli ambienti dell’ufficio tecnico comunale». La sua condotta, inoltre, è caratterizzata da «sistematica illegalità» poiché non ha esitato a riportare false attestazioni sulla legittimità urbanistica del fabbricato e alla rappresentazione della situazione di fatto dello stabile in una serie di atti al comune di Torre Annunziata e all’Agenzia delle Entrate.

L’architetto, che il 23 giugno 2016 ha redatto la Scia, ha omesso ogni riferimento all’unica licenza ma ha evidenziato l’autorizzazione abitativa, palesemente falsa. Da lui presentati anche la Comunicazione di inizio lavori per manutenzione straordinaria e l’Aggiornamento catastale dell’immobile. Tale comportamento ha permesso ai proprietari della palazzina la realizzazione di interventi edilizi del tutto abusivi, oltre ad un aggiornamento catastale non corrispondente alla situazione reale dell’edificio, ma alle modifiche previste dal progetto.




Ciò significa che se lo stabile non fosse crollato, tutte le falsità dichiarate a partire dal ’59 sarebbero state insabbiate. Nel mirino dei giudici ci sarebbero anche altri soggetti: Bonzani, seppur «spregiudicato», non avrebbe interessi personali a commettere gli illeciti, «più di un motivo specifico lo avevano tutti i diretti interessati alle vicende giuridiche dell’appartamento», ossia proprietari, venditori e acquirenti. Non si escludono «mandanti» e «istigatori» della condotta dell’architetto.

Nelle ultime settimane, le indagini si sono focalizzate su una riunione avvenuta in uno degli appartamenti crollati. Alcuni tecnici si sarebbero incontrati per dare ordini precisi ai muratori e iniziare così i lavori che, sarebbero dovuti terminare entro la fine dell’estate. Attesa è la relazione dell’ingegnere Nicola Augenti che dovrebbe contenere le cause del cedimento; in seguito al suo deposito, infatti, potrebbero scattare altre misure cautelari.



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