Due ore è durato l’interrogatorio di Massimiliano Bonzani, l’architetto indagato insieme ad altre dodici persone per il crollo della palazzina a Torre Annunziata che ha provocato otto vittime. Accusato di falso in atto pubblico e nelle istanze urbanistiche, da martedì è sottoposto a divieto di dimora in Campania perché potrebbe «produrre altri documenti illeciti».




L’architetto ha collaborato con il magistrato, fanno sapere i difensori Gennaro Ausiello e Luciano Bonzani. L’indagato ha risposto a tutte le domande dinanzi al gip Antonio Fiorentino e al sostituto procuratore Andreana Ambrosino, che cura le indagini coordinate dal procuratore Sandro Pennasilico e dall’aggiunto Pierpaolo Filippelli.




«La normativa edilizia degli anni ’60 era differente da quella attuale», commenta Ausiello. «C’è da precisare che l’architetto Bonzani non è responsabile del crollo e le accuse sono riferiti ad alcuni aggiornamenti catastali». In particolare, alla fusione di tre appartamenti in uno, comunicata al Catasto nel 2016. «Se poi ci sono stati progetti, lavori e tutto il resto – gli fa eco l’avvocato Bonzani – l’architetto non ha messo mano a niente». «Rispettiamo il lavoro investigativo ancora in corso».



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