Torre Annunziata, camorra: giovanissimi affiliati da trasformare in pusher e spietati killer

A guidare il gruppo di fuoco dei “valentini” fino a poco tempo fa il ras Umberto Onda, condannato all’ergastolo

1964

Giovanissimi affiliati da trasformare in pusher e spietati killer : sarebbe questa la strategia adottata dal clan Gionta di Torre Annunziata. Gli ultimi arresti testimonierebbero come ragazzini poco più che adolescenti avrebbero ricoperto ruoli anche significativi all’interno dell’organizzazione. A guidare il gruppo di fuoco dei “valentini” fino a poco tempo fa il ras Umberto Onda, condannato all’ergastolo per tre dei sei omicidi commessi tra il 1998 e il 2004 nel corso della sanguinosa guerra di mala contro il sodalizio criminale Limelli-Vangone.




Un uomo spietato che potrebbe aver addestrato giovanissimi sicari pronti oggi a prendere il posto del temutissimo “Umbertino” ( questo lo pseudonimo di Onda). Per chi è cresciuto nei vicoli di Torre Annunziata senza adeguata scolarizzazione ne occupazione il sogno di eguagliare le gesta del padrino mai pentito Valentino Gionta resta vivo : per anni in sella a potenti moto o scooter di grossa cilindrata giovanissimi affiliati ai Gionta hanno seminato il terrore nel cuore della città e nella zona portuale.

Facile identificare i soggetti : tute firmate, monili d’oro in bella vista e la ferocia nello sguardo tipica di chi vive costantemente a contatto con la morte. Una rassegnazione impressionante se si considera l’età dei camorristi in erba. “ Noi siamo i valentini tutto il blocco gli altri non sono nessuno” : uno slogan udito tante volte anche tra ragazzi che non hanno mai avuto direttamente a che fare con i Gionta, simpatizzanti di un potere criminale capace di sconfiggere persino la NCO di Raffaele Cutolo. Personaggi come Alfonso Agnello, alias Chio Chio, per decenni hanno tenuto sotto scacco la città forti del vero potere del clan, quello punitivo.




L’incredibile capacità rigenerativa dei Gionta avrebbe in più occasioni consentito al sodalizio criminale di risorgere dalle ceneri di sanguinosi scontri con gli storici rivali Gallo-Cavalieri. Una dato apparirebbe inconfutabile : con i torresi, criminalmente parlando, non vorrebbe scontrarsi alcun altra organizzazione malavitosa del vesuviano. Come si dice in certi contesti “ ci vuole poco a prendere una botta in testa ( ad essere uccisi con un colpo di pistola alla testa) : in questa assurda filosofia sono cresciute intere generazioni che guardano ancora con rispetto all’omertà di un boss , Valentino Gionta, che finirà i suoi giorni in carcere a regime di massima sicurezza. Stessa sorte per Umberto Onda, quello che da molti veniva indicato come possibile reggente del clan.

Alfonso Maria Liguori



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Pubblicista, con formazione scolastica classica e frequenza universitaria presso l'Ateneo Federico II di Napoli (corso di Laurea in Filosofia). Dal 2003 "Aml" è nato, giornalisticamente parlando, con il settimanale diocesano della Curia di Napoli "Nuova Stagione". Successivamente collabora con Cronache di Napoli, con Metropolis, con Napoli Più, svolgendo nel contempo attività di pubbliche relazioni e portavoce di politici. Impegnato nel sociale nel 2003 ha preso parte ad un progetto sociale per il recupero di minori a rischio promosso dall'associazione onlus "Figli in Famiglia" in collaborazione con il Tribunale per i Minori di Napoli. Ha curato eventi di solidarietà per associazioni onlus in favore di noti ospedali partenopei in collaborazione con l'Ubi Banca Popolare di Ancora. Ha diretto la trasmissione televisiva "Riflettori su Ercolano" (a sfondo sociale) per Tele Torre. Profondo conoscitore della strada e dei complessi meccanismi sociali che caratterizzano le problematiche di Napoli e della sua provincia, da anni collabora attivamente con il Gazzettino vesuviano.