Torre Annunziata, ancora segreta l’identità del killer di Veropalumbo: indagini in corso

La zona, notoriamente sotto l’influenza del clan Gionta, si trova a ridosso di aree storiche dove la prevaricazione violenta è stata sempre profondamente radicata

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polizia scientifica omicidio veropalumbo carmela sermino torre annunziataNon si sgretola a Torre Annunziata il muro di omertà che ancora protegge le malefatte dei boss oplontini, con particolare riferimento al clan Gionta. Eclatante la riapertura delle indagini per l’assassinio di Giuseppe Veropalumbo, onesto carrozziere oplontino ucciso da un proiettile vagante la sera del 31 dicembre 2007 (ad oggi resta sconosciuto il responsabile) mentre si trovava seduto a tavola di casa sua , al civico 9 di Corso Emanuele III, per festeggiare il capodanno in famiglia.




La zona, notoriamente sotto l’influenza del clan Gionta, si trova a ridosso di aree storiche dove la prevaricazione violenta è stata sempre profondamente radicata nell’humus indigeno. Nonostante gli arresti, i pentimenti e le confische di beni mobili e immobili subite dal gruppo criminale fondato da Valentino Gionta ad oggi nessuno ha fornito valide indicazioni per risalire al responsabile dell’omicidio di Giuseppe Veropalumbo.

Questo dimostra come i “valentini” godano da sempre di un carisma malavitoso notevole a Torre Annunziata tipico delle organizzazioni mafiose. Non è un caso che Valentino Gionta sia affiliato a Cosa Nostra e referente della mafia siciliana in Campania. Sulla breccia di questo ascendente camorristico sono cresciuti boss del calibro di Umberto Onda, alias “Umbertino”, considerato lo stragista dei “valentini” e tra i killer più temuti nel sistema vesuviano . Un boss talmente spietato da essere più volte indicato come possibile reggente del clan. Oggi Umberto Onda sta scontando un ergastolo per tre dei sei omicidi commessi tra il 1998 e il 2004 nel corso della sanguinosa guerra di mala contro il sodalizio criminale Limelli-Vangone.




Armiere dell’organizzazione Salvatore Scognamiglio, alias “Gnappetto”, (in carcere per una pena residua e cumulativa di 15 anni per reati che vanno dalla detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio all’associazione a delinquere) che potrebbe essere depositario di scottanti segreti del clan forse relativi anche a possibili errori commessi in stato di ebbrezza da qualche affiliato del clan. Radio Mala vorrebbe Scognamiglio particolarmente vicino alla punta di diamante del gruppo di fuoco dei Gionta Umberto Onda. Al di la di qualsiasi considerazione un dato appare tristemente inconfutabile : i Gionta sono ancora i signori della mala oplontina con incredibili capacità rigenerative e appoggi eccellenti in tutti gli strati della società.

Alfonso Maria Liguori



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Pubblicista, con formazione scolastica classica e frequenza universitaria presso l'Ateneo Federico II di Napoli (corso di Laurea in Filosofia). Dal 2003 "Aml" è nato, giornalisticamente parlando, con il settimanale diocesano della Curia di Napoli "Nuova Stagione". Successivamente collabora con Cronache di Napoli, con Metropolis, con Napoli Più, svolgendo nel contempo attività di pubbliche relazioni e portavoce di politici. Impegnato nel sociale nel 2003 ha preso parte ad un progetto sociale per il recupero di minori a rischio promosso dall'associazione onlus "Figli in Famiglia" in collaborazione con il Tribunale per i Minori di Napoli. Ha curato eventi di solidarietà per associazioni onlus in favore di noti ospedali partenopei in collaborazione con l'Ubi Banca Popolare di Ancora. Ha diretto la trasmissione televisiva "Riflettori su Ercolano" (a sfondo sociale) per Tele Torre. Profondo conoscitore della strada e dei complessi meccanismi sociali che caratterizzano le problematiche di Napoli e della sua provincia, da anni collabora attivamente con il Gazzettino vesuviano.